Ho trovato un articolo che non posso evitare di pubblicare...
Ne approfitto per fare un caro saluto al popolo Frascia tutto!
sabato 30 gennaio 2010
Fame di fama
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Etichetta: *Fame di fama, Considerazioni
martedì 28 ottobre 2008
Uffizi, Italia

Vado a parafrasare il titolo di una trasmissione di Gad Lerner (la ricordate?). Dopo aver idealizzato per anni i celebri Uffizi, ho visitato questo museo noto come il non plus ultra della pittura italiana. L'inizio è entusiasmante con Giotto e Piero Della Francesca, ma poi si arriva alla sala che dovrebbe rappresentare l'apice dell'intera collezione, quella con i capolavori di Botticelli: La nascita di Venere e La Primavera. L'opera che da sempre ci fa restare a bocca aperta a guardarla raffigurata ovunque (vero, fraN? ricordo un tuo post e/o il desktop del tuo pc) coi suoi colori brillanti è molto più vivida nell'immagine di questo post che non dal vivo. Illuminata poco e male, con i riflessi sul vetro viene svilita e depressa. E andando avanti non va meglio: la Madonna del cardellino di Raffaello è assente per restauro dal '99 (adesso scopro, beffardamente, che tra un po' tornerà ad essere esposta)! Leggiamo però sulla guida che il visitatore non deve commettere l'errore di saltare le ultime sale che arrivano subito dopo una serie di opere minori: ci sono, tra gli altri, i capolavori fiamminghi ad attenderci. Peccato che queste sale siano chiuse (scopriamo poi che, genericamente, non sono sempre aperte...).
Conscio di scatenare le ire dello Spoltorese mi è impossibile fare l'impietoso confronto con il Louvre visitato la scorsa estate: i francesi ci avranno pure depredato dei nostri capolavori ma devo tristemente dirmi d'accordo con quanto affermava un mio amico di ritorno da Londra: a vedere l'efficienza e la competenza con le quali le nostre opere sono trattate c'è quasi da essere contenti che siano conservate lì.
Ebbene sì, è ufficiale: gli Uffizi sono in Italia.
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Etichetta: *Fame di fama, Arte
mercoledì 15 ottobre 2008
Poverty - Ancora Africa

Ci troviamo a (ri)parlare di povertà su questo blog e ancora risuona l'eco dei reportage dello Spoltorese in terra d'Africa. Solo qualche giorno fa leggevo l'ennesimo articolo su una rivista a proposito della carestia in Somalia che sta decimando la popolazione, soprattutto bambini. Carestia dovuta alla siccità, alla quale hanno dato una grossa mano le speculazioni sui prodotti alimentari che ne hanno fatto crescere il prezzo in maniera esorbitante...
Di fronte a tutto ciò mi chiedo se e quanto un post su un blog possa servire. Ma intanto c'è anche il mio, nel dubbio.
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lunedì 13 ottobre 2008
Correre

E' bello ritrovare certe sensazioni.
Correre mi ha sempre fatto bene, fisicamente e mentalmente. E' un piacere che dura: tornato a casa, dopo una bella doccia, mi sento rinato, in pace con me stesso e con il mondo. In un documentario di Superquark veniva spiegato che questa sensazione di benessere fisico è dovuto al rilascio di endorfine che incidono anche sull'umore.
Sta di fatto che andare a correre è pesante e impegnativo, ma solo prima di partire: si cercano mentalmente mille scuse per ripensarci ma poi quando sei lì e fatichi e senti un po' la fatica ti lasci portare dal gusto della sfida contro te stesso, vuoi dimostrare che non molli e alla fine vieni premiato e sei contento di averlo fatto.
Andiamo di corsa tutto il giorno ma il piacere di correre per diletto mi fa riacquistare tutte le energie perse nella giornata.
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lunedì 5 novembre 2007
Facciamoci una pista! (o perlomeno un binario…)

Quando introdussi l'etichetta "W la Fi...nlandia" già sentivo riecheggiarmi nelle orecchie le solite critiche di chi mi conosce ed è costretto a sopportare la mia fissazione per il mondo scandinavo e, in particolare, finnico.
Dal mio canto, non posso far altro che ribadire che la mia appassionata ammirazione non deriva da un qualche legame con questo Paese: non conosco nessun finlandese, né (ahimè) sono mai stato in Finlandia; anzi: ammetto che fino a qualche anno fa era uno degli stati europei che meno conoscevo.
Il processo è stato inverso: venendone pian piano a conoscenza ho iniziato prima ad interessarmi e poi ad entusiasmarmi del way of life finlandese.
E così mi ritrovo sistematicamente a notare, ormai non senza un certo compiacimento, che la Finlandia risulta sempre ai vertici delle classifiche riguardanti tutti gli aspetti di una società che possa definirsi civile.
L’ennesima conferma l’ho avuta l’altro giorno, leggendo un reportage su un argomento che è stato oggetto del mio ultimo post (scritto ormai secoli fa…): la situazione delle piste ciclabili in Italia e nel resto d’Europa. Mia moglie non ha potuto far altro che alzare gli occhi al cielo quando mi ha sentito urlare frasi tipo “ma allora lo vedi che non sono io il fissato?”.
Cos’avevo letto? Per esempio che le tre città europee con più piste ciclabili sono: 1) Helsinki (Finlandia), 2) Turku (Finlandia), 3) Aarhus (Danimarca).
E poi che per superare i chilometri totali di piste ciclabili italiane bastano le piste ciclabili di tre sole città: Helsinki, Copenaghen e Vienna.
Ma come ho detto l’altra volta, probabilmente questo si spiega con il clima notoriamente mite dei posti subpolari rispetto alle temperature rigide del nostro Bel Paese…
Mah sì, stiamo ancora a pensare alle bici, un mezzo antidiluviano nel mondo moderno in cui viviamo! Certo ci sarebbe il discorso ecologico e il fatto che la bici è uno dei rarissimi modi ad emissioni zero per recarsi a scuola o al lavoro, ma ci sono tanti altri modi per inquinare meno e svincolarsi un po’ dalla schiavitù del petrolio. Per esempio il treno. Già, come stiamo messi con il trasporto su binari?
Vi do solo i dati, i commenti li lascio fare a voi: in Italia abbiamo 279 km di rete ferroviaria per milione di abitanti; la media nell’Unione Europea è 430.
Indovinate chi c’è al primo posto con 1125 km…
Ah, a proposito della superiorità scandinava e dell’alto livello di modernità civile delle regioni baltiche: la Svezia è seconda con 1098 km e la Lettonia (!) terza con 987.
Non mi resta che continuare a ripetere:
W la Fi…nlandia, sempre!
P.S.
Per fugare eventuali scetticismi (e anche perché è giusto citare sempre le fonti) riporto che sia i dati sulle piste ciclabili che quelli sulle ferrovie non li ho trovati sul sito dell’ambasciata finlandese, ma sul Corriere della Sera (quotidiano e Magazine)…
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lunedì 15 ottobre 2007
Avete voluto la natura? E adesso pedalate!

Dato che scrivo un post ogni morte di papa, sperando che Ratzinger non se n'abbia a male approfitto del Blog Action Day per buttarci dentro anche altre considerazioni varie.
Per esempio, vi segnalo la puntata di "Report" su Rai3 domenica prossima che promette di essere interessante per i temi trattati normalmente in questo nostro blog.
Proprio un servizio della puntata di ieri mi ha dato lo spunto per il post sull'ambiente. Nella rubrica "good news" è stato mostrato il caso della città olandese di Groningen, come modello di un sistema di trasporto che non distrugge l'ambiente ma, attraverso la civiltà dei cittadini e la serietà degli amministratori, permette di goderne maggiormente i benefici: la bicicletta.
Sono stato per lavoro in Belgio e Germania e ricordo ancora lo stupore mio e dei nostri colleghi alla mattina, quando vedevamo passare stuoli di giovani (e meno giovani) in bici per andare a scuola o al lavoro. Questo anche in pieno inverno, e di certo il clima da quelle parti non è più mite del nostro.
Ovviamente, tutte quelle bici avevano a disposizione piste ciclabili quasi ovunque.
Allora il quesito è lo stesso che ci ponemmo per la questione dell'autobus: non andiamo inn bici perché nonn ci sono le piste ciclabili, oppure le corsie per i ciclisti non ci sono perché nessuno le usa?
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giovedì 4 ottobre 2007
San Francesco di Birmania

Seguo l'invito a scrivere un post per la Birmania libera e siccome va di gran moda fare i collegamenti anche tra gli argomenti più lontani ci ficco dentro anche gli auguri a Francesco per il suo onomastico.
M'è venuto quindi da pensare a cosa avrebbe detto, fatto o pensato San Francesco se avesse potuto vedere quel che accade oggi in Myanmar ai suoi "colleghi" monaci.
Poi però, riflettendoci, mi rendo conto che tiranni dispotici e sanguinari ci sono sempre stati e forse la cosa che ci addolora di più è che nel nostro mondo progredito dobbiamo ancora assistere a certi situazioni offensive della dignità umana non potendo far altro che sventolare vessilli rossi e organizzare fiaccolate di solidarietà.
Francesco, caro patrono, dai tempi tuoi ne è passato di tempo, ma certe cose sono rimaste immutate.
Auguri, comunque.
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mercoledì 22 agosto 2007
Docenti decenti

Non pensate che le ferie mi facciano l'effetto contrario di farmi tornare polemico e provocatore anziché rilassato: il fatto è che quando sono in vacanza ho maggiori possibilità di seguire ciò che avviene (e che magari non mi riguarda direttamente) e di rifletterci su.
Premetto inoltre (soprattutto per Graziana) che non ho nulla contro gli insegnanti; anzi: sono convinto che svolgono uno dei lavori, o meglio: missioni, più importanti nella nostra società.
Proprio per questo motivo, quindi, mi preoccupa l'attuale situazione dell'insegnamento.
Anche perché come al solito nel nostro (Bel?) Paese si scambiano le cause con gli effetti e perciò le decisioni che si prendono per correggere i difetti non fanno altro che peggiorarli.
Durante l'ultima campagna elettorale, per esempio, ho sentito diversi leader politici andare a caccia di voti affermando che bisognava aumentare gli stipendi degli insegnanti per ridar dignità ad una classe di lavoratori afflitta peraltro da un diffuso precariato.
Queste sparate propagandistiche mi hanno fatto sorridere (amaramente) e capire quanto questi nostri governanti sono distanti dalla vita della gente comune. Negli ultimi anni, infatti, in seguito all'istituzione delle SSIS (Scuole di Specializzazione per l'Insegnamento Secondario) c'è stata una notevole infornata di docenti di ruolo nelle scuole italiane: conosco molti trentenni che, stufi del volontariato, degli stage, del vero precariato e di inviare nel vuoto i loro curriculum, hanno smesso di inseguire la loro vocazione e il lavoro per il quale hanno studiato e che desideravano (da biologo, bibliotecario, progettista/ricercatore, addetto ai beni culturali, commercialista, avvocato, ...) e si sono "rassegnati" a diventare insegnanti. Se chiedete il motivo della loro scelta rispondono che non avrebbero mai voluto fare i docenti (e infatti sono insegnanti demotivati) ma non hanno trovato nient'altro che garantisca loro uno stipendio fisso ("nemmeno tanto basso") e la possibilità di "sistemarsi" e di non fare il "missionario" a vita.
Ma allora qual è il problema?
Di recente ho visto un servizio sulle tanto stimate scuole britanniche, sempre citate come esempio virtuoso nel mondo dell'istruzione (per non parlare di quelle scandinave, così lontane dal nostro mondo da essere addirittura incomprensibili...).
Riassumendo, si può dire che i livelli eccelsi raggiunti da questi istituti si spiegano con la meritocrazia che fa sì che vengano gratificate le strutture e le persone meritevoli e "punite" (economicamente) quelle che non raggiungono un livello sufficiente. In questo modo si ottengono scuole efficienti e personale molto ben retribuito.
Noi preferiamo massificare e buttare tutti nello stesso calderone ribollente di frustrazioni: sia i perfetti modelli di "impiegato statale" (nel senso peggiore del termine che tutti conosciamo), sia gli insegnanti che amano la loro professione e tentano ogni giorno tra mille difficoltà di trasferire la loro passione ai giovani allievi (ne ho avuti diversi di professori di questa pasta e non finirò mai di ringraziarli!).
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martedì 21 agosto 2007
Arsura

L'immagine che vedete è la Rocca Calascio tanto amata dai frequentatori di questo blog (dopo soli 10 anni sono riuscito a tornarci!).
Venerdì scorso mentre scattavo questa foto ho pensato a voi amici del blog (con i quali mi scuso per la mia ennesima prolungata assenza). Ho pensato a quante volte abbiamo denunciato gli attentati alle bellezze naturalistiche che la nostra regione offre; ho constatato come sia facile perdere anche quelle.
Il paesaggio carbonizzato che circonda la splendida chiesetta è un pugno allo stomaco per chi, come me, ha da sempre ammirato il fascino selvaggio di quel luogo.
Vi lascio con una considerazione e un abbozzo di risposta ad uno dei tanti post che sto leggendo e che voglio recuperare commentandoli.
Sceso da Calascio, sono andato a Sulmona percorrendo la piana di Navelli e le svolte di Popoli: osservando agghiacciato tutti quei chilometri di paesaggio post-atomico mi sono detto che non può essere un caso un numero così elevato e diffuso di incendi nella regione, anche in un'annata così arida.
Così come non è un caso che lo scandalo delle acque inquinate abbia fatto scoppiare l'emergenza idrica proprio nel momento di maggior afflusso turistico creando una cassa di risonanza perfetta (altro che periodo in cui tutti sono sonnecchianti in ferie!) per il messaggio che si vuol far passare, ovvero che è meglio comprare l'acqua che bere quella del rubinetto. Forse sono troppo complottista, ma come fare a non pensare che possano esserci dietro i grandi interessi legati alla vendita di acqua in bottiglia? D'altronde ho scoperto che una legge regionale vieta il rimboschimento dopo gli incendi perché c'è speculazione anche lì, come l'antica leggenda dei carrozzieri che sfasciavano le macchine di notte per farsi pagare per sistemarle di giorno...
Fame di fama è tornato, salute compari!
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martedì 24 luglio 2007
WaterProof

Per confortarvi un po' dopo le amare considerazioni sulla desertificazione in corso vi faccio vedere un po' d'acqua che in Val Camonica continua a cadere mantenendo il paesaggio verde intenso come dimostra la seguente immagina che ritrae la stessa inquadratura ma in condizioni meteo nettamente diverse...
Ma in questo momento una cosa mi preme sapere dal nostro meteorologo di fiducia: Epursimuove, c'è speranza che questo dannato scirocco, pardon: garbino, smetta presto?
Se non finisce ci finisce!
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Etichetta: *Fame di fama, Considerazioni Natura
lunedì 23 luglio 2007
A proposito di crisi idrica...

La foto che vedete (di pessima qualità perché scattata dal finestrino con l'auto in corsa) mostra il ghiacciaio del Bernina la settimana scorsa.
O meglio: quello che resta di un ghiacciaio che fino a qualche anno fa c'impressionava per la sua imponenza.
Non vi dico la nostra preoccupata delusione a ritrovarlo così striminzito dopo un po' di anni dalla nostra ultima visita...
Raggelati mentre ci sciogliamo al sole.
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venerdì 29 giugno 2007
Il vecchio Young (video)
Dopo aver letto cos'aveva da dire il vecchio Neil Young potete ammirarlo in azione:
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Etichetta: *Fame di fama, Musica, Personaggi
mercoledì 27 giugno 2007
Il vecchio Young
Sono armonico.
Sono elettrico.
Sono acustico.
Mi hanno definito menestrello folk, pietra miliare del rock, malinconico cantautore country.
Qualcuno addirittura mi vede come un ispirato artista che con la sua musica esprime l'altrimenti indescrivibile dramma della malattia e della tossicodipendenza...
Ma io non faccio altro che suonare e cantare.
Io cavalco i suoni della mia chitarra e mi perdo negli assoli che non vorrei smettere mai.
La mia musica è come rotolarsi per terra per liberare l'energia in eccesso o piangere senza sapere bene perché. E' lo sfogo di un uomo che ha molte cose da dire ma sa che non ci sono modi per esprimerle.
Adesso quando suono mi viene il sorriso di chi ha finalmente capito. Ma è un sorriso amaro perché era meglio non sapere, non rendersi conto che certe cose non cambieranno mai...
Neil Young, signori, continua a suonare. Perché non sa fare altro, perché non c'è nient'altro da fare.
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giovedì 21 giugno 2007
Il postino XXII
Caro Rjod,
lo so: sto infrangendo la nostra regola principale. Ma ti scrivo quest'e-mail perché negli ultimi giorni sono successe tante, troppe cose che non dovevano capitare.
Gasparre si è rifatto vivo. Ci ho messo un po' a riconoscerlo e ricordare ciò che speravo d'aver rimosso.
Ettore è ridotto a uno straccio.
A questo punto credo sia necessario incontrarci. Potrei andare in Madagascar per controllare un villaggio vacanze per conto della mia agenzia viaggi. Oppure potremmo incontrarci alle Maldive, o in Egitto oppure in Grecia: la stagione è partita bene e ho molte cose da sistemare lì.
Pensa tu a contattare Mantru e Yeika.
Fammi sapere al più presto, ti prego: la situazione è grave.
Antonio
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venerdì 15 giugno 2007
Pizzoccheri valtellinesi alla maniera dell'Alta Val Camonica
Il dado è tratto.
Sia quello di Cesare che quello per fare il brodo.
Ma sono pronto: ho indossato la corazza per difendermi dalle reazioni dei talebani della cucina, degli amanti delle nostre tradizioni abruzzesi e di tutti coloro i quali pensano che "esterofilia" sia una parolaccia... anche quando ad essere considerato "straniero" in realtà è qualcosa di genuinamente italico, al pari delle sagne e fagioli.
Parlo dei pizzoccheri (pronunciati "pizzocher" nel luogo d'origine, tra Valtellina e Val Camonica).
Si tratta di un piatto, ora servito come primo, ma in origine piatto unico perché completo, economico e... di più non ci si poteva permettere.
Appartiene alla tradizione lombarda, nato sulle montagne al tempo povere ma sempre operose e contiene quegli ingredienti che erano più facilmente a disposizione: farina di grano saraceno e di frumento, patate, verza o costole di bietola, ma anche fagiolini, formaggi delle malghe.
Vi riporto la versione che si può gustare in Alta Val Camonica, una zona dell'alto bresciano stretta tra la Valtellina, il Trentino e la Svizzera.
Ingredienti (per 4 persone):
- 350 gr. di farina di grano saraceno
- 100 gr. di farina bianca
- acqua q.b.
- 2 patate medie
- 3 manciate di fagiolini freschi
- 200 gr. di fontina valdostana (più facile da trovare del Casera della Valtellina, ma se riuscite a procurarvi formaggi di malga... beati voi!)
- 100 gr. di grana
- 200 gr. di burro
- 4 spicchi di aglio
- sale q.b.
- pepe q.b.
- Mescolate la farina nera e la farina bianca, impastatele con acqua e lavoratele per circa un quarto d'ora.
- Con la macchina per la pasta, tirate delle sfoglie dello spessore di mezzo centimetro che poi taglierete a listerelle larghe poco più di mezzo centimetro (con la macchina della pasta, potete usare il supporto per le tagliatelle)
- In una pentola capiente fate bollire l'acqua, salate e versate le patate. Fate cuocere per 5 minuti.
- Versate la verza e i fagiolini e cuocete per altri 5 minuti.
- Aggiungete i pizzoccheri che, con l'acqua in piena ebollizione, devono cuocere dai 7 ai 10 minuti.
- A cottura ultimata, con una schiumarola prelevate dalla pentola una parte dei pizzoccheri e delle verdure. Disponeteli in una terrina e cospargeteli con il grana grattugiato e fettine sottili di fontina. Ripetete l'operazione con un altro strato di pizzoccheri e così via.
- Condite con abbondante burro fritto insaporito con spicchi d'aglio. Infine, aggiungete un pizzico di pepe.
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The Italian job

So che non si dovrebbe fare in un post , ma riporto uno stralcio di un'e-mail che ho ricevuto da un mio amico che recentemente è stato a Londra per una breve vacanza.
Ricalca così fedelmente ciò che abbiamo spesso dibattuto su questo blog che non posso fare a meno di pubblicarlo:
Innanzitutto Londra è davvero una bellissima città a patto di avere abbastanza soldi da abitare in centro più o meno dove eravamo noi, perché immagino che spostandosi verso i sobborghi il panorama sarebbe cambiato inesorabilmente. Perfetti i servizi, per chi ha conosciuto la metropolitana di Roma (e in parte anche quella di Milano), l'impatto può essere straniante, corridoi e vagoni puliti da sembrare nuovi (per i primi immagino contribuisca il fatto che sono rivestiti di piastrelle anziché di puzzolente gomma come a Roma, per i secondi una buona spiegazione potrebbe essere l'educazione), indicazioni chiare, personale a disposizione dei viaggiatori! Curiosità, sulle scale mobili ci si deve tenere sulla destra per dar modo a chi ha fretta di passare sul lato sinistro, gli italiani a questo punto li riconosci al volo perché di fronte ad una colonna di persone allineate sulla destra, sono quelli che si dispongono come un gregge di pecore ubriache e gli inglesi che vorrebbero passare, talmente prigionieri del proprio atteggiamento compassato, stanno dietro a scalpitare senza avere il coraggio di chiedere permesso. Gli autobus sono nella stessa situazione, innanzitutto è impossibile viaggiare a sbafo, perché si sale solo dal davanti passando la propria tessera nel lettore e poi transitano in continuazione, col risultato che è del tutto inutile avere la macchina. Tante comodità però si pagano, la tessera settimanale costa ben 23 sterline (viaggi in metropolitana e autobus illimitati).
...
Abbiamo visitato il British Museum (bellissimo, dalla sezione romana a quella egizia, dalla stele di Rosetta ai manufatti delle civiltà precolombiane, buona parte della storia delle civiltà di questo pianeta si può ripercorrere là dentro e davvero è una sensazione particolare pensare a tutte le vicende che ci sono dietro ad un sarcofago o ad un pezzo di colonna), la National Gallery (l'altro grande colpo insieme al British di questo viaggio, ho sempre preferito l'arte moderna e contemporanea, ma vedere dal vivo le opere degli impressionisti, in quei giorni infatti c'era una mostra dedicata a loro con opere prestate da altri musei, i quadri del Tintoretto, alcuni bellissimi Van Gogh come i "girasoli" o alcuni dipinti di Gauguin e di tanti altri che dimentico è un'emozione difficile da descrivere e peccato che fossero chiuse la sezione dedicata a Leonardo da Vinci e qualcun'altra.
Alla fine di queste visite si è fatto strada anche un senso di ribellione, in fondo tra i due maggiori musei inglesi, di inglese non c'era niente, d'altra parte è stato principalmente un popolo di conquistatori ed hanno conservato lo stesso piglio nel procedere dei secoli. Soprattutto per quanto riguarda la National Gallery, veramente togliendo le opere italiane e francesi rimaneva ben poco, allora abbiamo pensato di avviare una petizione affinché l'Inghilterra restituisse tutto ai legittimi proprietari, insomma si è fatto strada un vero sentimento anti-inglese, poi però alla fine è prevalsa la ragione. Dopotutto questi musei sono gestiti ottimamente, organizzati alla perfezione (al loro interno c'è anche un self service), l'ingresso è gratuito come per tutti i maggiori musei di Londra (al confronto le sei sterline per entrare in quello di Sherlock Holmes sono davvero una truffa), sono aperti tutti i giorni e tutti possono ammirarli.
Se quei reperti fossero in Italia probabilmente finirebbero in mano a chissà chi e quei pochi rimasti andrebbero a finire nei musei italiani che sono cari e non aprono nemmeno nella stagione estiva. Dopo un'attenta riflessione abbiamo convenuto che è meglio che rimangano lì e peccato non avere avuto più tempo perché per goderne a pieno ci sarebbero servite giornate intere)
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giovedì 14 giugno 2007
Il postino XVIII
Antonio entrò come una furia nella stanza di Ettore intenzionato a tirarlo giù dal letto ma appena accese la luce notò che il letto era vuoto e disfatto.
Cercò velocemente il fratello nel resto dell'appartamento. Niente, Ettore non era lì.
Cosa stava succedendo? Suo fratello non usciva mai, dove poteva essere andato a quell'ora della notte?
Prese l'auto e iniziò a girovagare lì intorno in cerca di Ettore. Non si vedeva nessuno in giro, a parte un tossico che discuteva animatamente con il suo pusher e un paio di barboni che avevano eletto i paraggi della stazione a loro dimora.
Poi passò lentamente davanti a un bar. Aveva la testa fuori dal finestrino mezzo appannato per tentare di scorgere la figura del fratello. Non era certo un'impresa facile in mezzo a quel grigiore appena rischiarato dalla pallida luce proveniente da una finestrella alta del bar. La sua attenzione fu però rapita dalle voci rauche di quelli che immaginò a lanciar bestemmie e carte su un tavolo pieno di bicchieri di birra, vino, vermuth e grappe. Accostò e decise di entrare nel bar.
Entrato nello stanzino appartato in cui si giocava a carte vide il fratello con gli occhi semichiusi e arrossati dal sonno e dal fumo delle sigarette. Seduto al contrario su una sedia, con le braccia sullo schienale a puntellare il mento, guardava quegli uomini giocare e bere.
Ettore aveva già bevuto: era completamente sbronzo!
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giovedì 7 giugno 2007
The dark side of the Moon
L'avventura è finita.
Potremmo stare altri quattro anni a discutere se la differenza l'hanno fatta le barche o gli equipaggi, se le velocità erano più o meno le stesse, se i neozelandesi ci hanno dato una lezione di tattica, se...
L'unica cosa certa è il risultato, cha parla da solo: è la prima volta che una finale di Louis Vuitton Cup finisce 5 a 0.
La Luna è tramontata ma lo spettacolo continua.
Godiamoci quindi la Coppa America tra l'essenza velica della tradizione kiwi e la forza del budget con la serietà del progetto svizzero.
Non essendoci più il tifo di mezzo, potremo gustare appieno le regate tra challeger e defender; non dovendo più incitare né mandar giù delusioni coglieremo meglio gli aspetti tecnici e strategici di due team che si sfideranno ad altissimo livello.
Grazie lo stesso Luna Rossa.
Buona fortuna ad Alinghi e New Zealand.
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Il postino XVII
Antonio si rivoltò per l'ennesima volta, scostò le lenzuola e guardò la radiosveglia: i led rosso vivo facevano fluttuare le cifre 03:00 nella totale oscurità della sua camera.
Non riusciva a prendere sonno. Accesse allora l'abat-jour e rilesse il foglietto spiegazzato che aveva lasciato sul comodino.
Aveva partecipato in modo assente alla celebrazione in comunità, non riusciva ad impedirsi di pensare a quell'assurda telefonata. Chi diavolo era quel tizio?
Ad un certo punto sentì Rocco dire: "prima o poi arriverà il giorno del giudizio e saremo nudi; quindi è inutile nascondere la polvere sotto il tappeto o coprire una crepa nel muro con un quadro!".
La crepa nel muro! Come aveva fatto a dimenticarlo?
Ripensò alla domanda sibillina che Gasparre gli aveva fatto mentre i suoi occhi tornavano a scorrere ciò che lui stesso aveva scritto sul quel pezzo di carta tanti anni fa: "Non so cosa farò nella mia vita, ma una cosa è certa: farò qualcosa d'importante!".
Doveva parlare con Ettore.
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martedì 5 giugno 2007
Il postino XII
Antonio passò a casa prima di andare a prendere Paola.
Una doccia veloce, un paio di toast ed era pronto ad uscire.
Mentre s'infilava la giacca squillò il telefono. Antonio per un attimo pensò di non rispondere temendo che potesse essere uno scocciatore qualsiasi che gli avrebbe fatto perdere minuti preziosi; poi però la curiosità prevalse e afferrò la cornetta.
"Pronto?"
"Hello! Qui è Gasparre che parla! Scommetto che tu sei Antonio."
L'unica cosa che Antonio riuscì a replicare fu un "Ehh?!" di stupore misto a fastidio per il fatto di non riuscire a riconoscere quella voce dal forte accento straniero che però gli sembrava in qualche modo familiare.
Allora Gasparre riprese:
"Antonio, so che tu non ricordi me. Potrei parlarti di una famosa estate a Borgomarino, ma sarebbe inutile e ora non è importante. Potrei chiederti se vedi dei quadri intorno a te ma tu non ci cascheresti. Allora ti chiedo di dire tu a me cosa è importante in questo momento".
"Ma che cav.."
"No, Antonio, non devi dirmelo subito. Pensa. Poi mi parlerai. Ma non aspettare troppo. Sai che non c'è molto tempo."
"Scusa, ma chi sei? Oh, pronto? Matto, dico a te!"
Ma Gasparre aveva già attaccato.
Antonio s'involò per le scale dopo aver sbattuto la porta. Era innervosito dalla telefonata di quell'idiota anche se, gli costava ammetterlo, non riusciva a non riflettere sul significato di quelle astrusità.
Arrivato in macchina, stette qualche secondo seduto immobile sul sedile senza accendere il motore. Fece uno sforzo immane per capire chi fosse quell'uomo o almeno quale figura gli potesse ricordare. Gli suonava dannatamente conosciuto e al tempo stesso lontanissimo.
S'impose di scacciar via quei pensieri sciocchi e li allontanò facendo il gesto con la mano di chi vuole allontanare da sè qualcosa.
Poi mise in moto e partì veloce: era già in ritardo con Paola.
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