
Ecco, come promesso, il resoconto della mia settimanella a lucca, al salone dei comics e dei games.
Almeno 130.000 biglietti venduti per una città che fa fatica a reggere l'orda barbarica ma che sa ospitare con un secco, aperto e beffardo sorriso. Una pioggia insistente, dolce (a questo proposito, possibile, epursimuove, che la pioggia qui sulla costa sia più aspra e carica di salsedine?), la gente del posto in bicicletta a qualsiasi ora della notte, affaccendata e per nulla dedita alle chiacchiere. Si dice che il lucchese sia molto più avaro del genovese, immagino di si, ma lo fa con una tale leggerezza...
Lucca, interamente circondata da mura, con la famosa piazza dell'anfiteatro, le 100 chiese all'interno della città vecchia, l'Ilaria del carretto e il Volto Santo....Un gioiello di città d'arte, verdissima e circondata da pacate case e villette cinquecentesche dove lo sguardo si posa con meraviglia e lascia partire l'immaginazione. Caratteristica che salta agli occhi è la cura, costante e non invasiva, che il lucchese ha del territorio. Il cemento è solo sulle strade esterne, i marciapiedi sono di ciottolini, il porfido vecchio non viene sostituito completamente ma aggiustato, le locande (divine, anche 'sto giro ho preso un paio di chili) hanno l'arredo originale, le insegne, le serrande di legno....Sei in una città dove è palpabile l'amore e la cura dei suoi abitanti, il senso di appartenenza ad una comunità.
Io ho lavorato 20 ore al giorno, affrontato problemi logistici, sopportato fallimenti di iniziative a cui tenevo, parlato, conosciuto, (per due volte mi hanno sbattuto in cene di lavoro dove non conoscevo nessuno, per fortuna il vino era buono) rassicurato disegnatori preoccupati per la crisi o in preda a devastazioni artistiche e intrigato editori. Ma è stato esaltante, vivere il dietro le quinte un evento simile, dare del tu a editori importanti d'oltralpe e a mostri sacri del cinema in decadenza....
venerdì 7 novembre 2008
DUE GIORNI DI PIOGGIA DOLCE E BATTENTE.... E DUE GIORNI DI SOLE E GENTE
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marica
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lunedì 6 ottobre 2008
CHIARE FRESCHE DOLCI ACQUE

Quando ero un'adolescente, si era in piena guerra fredda, s'immaginavano mani incerte su bottoni rossi che avrebbero dato inizio alla fine del mondo e libri e film davano corpo alla paura generalizzata della fine dell'umanità, a superstiti che vagavano come zombie in lande desolate ed inquinate. Poi abbiamo figliato, ci siamo innamorati, abbiamo fatto progetti... Ora siamo vaccinati, i ghiacci continuano a sciogliersi, le stesse mani incerte hanno sorelle e fratelli in giro per i mondo, gli uomini al governo continuano a pensare al loro orticello senza nemmeno far finta di essere a servizio della comunità....insomma, stiamo correndo verso la fine con una coscienza più assonnata, o forse semplicemente più persa dietro l'ultima uscita Nintendo o ”hobby” di turno.
Quattro interi giorni senz'acqua, mi hanno fatto pensare. Nessun problema ovviamente, ci si arrangia, s'impara ad economizzare, si studiano soluzioni che ti fanno sentire intelligente e capace, si gioca e, poi, si racconta ai ragazzini di quando le comodità (ed io sono una particolarmente spartana) non c'erano, di quando si scaldava l'acqua per il bagno, e si andava a prenderla al pozzo, di quando non si rifiutava il cibo perché non di proprio gusto, di quando ogni cosa era guadagnata, costruita e, quindi, assaporata.
Di quando l'acqua era un dono di natura.
Comunque scrivo questo per mettermi alla prova: chissà se tra un mese, alcune delle accortezze che ho sperimentato per risparmiare acqua saranno diventate sane abitudini, condivise serenamente con i miei cari, o se schiaccerò l'ennesimo sonnellino....
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mercoledì 23 luglio 2008
la fissità della vanità

Cassiopea, splendida divinità marina. Una delle tante, altrettanto belle, figlie di Nereo. Cassiopea si sposa e diventa regina di Etiopia. Ma non le basta. Non sopporta di non primeggiare sempre e comunque, su tutto. La sua vanità le corrode l'anima, le turba i rapporti, le annebbia la vista. Anche la figlia, Andromeda è molto bella, forse troppo per il cuore duro e bisognoso di Cassiopea che riversa su di lei la sua vanità ferita. Un giorno esplode: Andromeda (non più figlia, ma proiezione dell'ego smisurato della madre) è la più bella, l'unica. Poseidone, iroso dio del mare, sa che non deve lasciar crescere sentimenti così forti, assoluti. Deve porvi un freno, ma è difficile, la vanità è come un fiume in piena, cieco e sordo. Nessuno osa intervenire, nemmeno il marito di Cassiopea, Cefeo, re d'Etiopia. Unica soluzione scatenare un sentimento altrettanto bestiale: un mostro. Poseidone manda un serpente enorme che devasta il regno e terrorizza e divora i suoi abitanti. Ora Cefeo non può non agire, il suo regno sta morendo. Consulta un oracolo che gli rivela la soluzione, altrettanto bestiale: deve sacrificare la figlia, legarla nuda ad uno scoglio e offrirla al dio. Cefeo ubbidisce. Andromeda ubbidisce. Cassiopea non capisce. Non capirà mai. Nemmeno quando un dio-eroe Perseo, si offre di salvare la ragazza e il regno in cambio della possibilità di sposarla. Cassiopea lascerà che Perseo salvi la situazione e poi scatenerà una guerra per impedire le nozze. Ma Perseo, ha le doti magiche giuste: estrae la testa di Medusa. Cassiopea diventa una statua inerte. Vuota e fredda come la vanità.
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marica
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