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martedì 11 settembre 2007

Il postino XXVI

I fratelli tornarono a casa di Ettore frastornati. Ettore in silenzio preparò la valigia, mentre Antonio restò un'ora a parlare con la sua agenzia. Mangiarono due panini in un silenzio irreale, e improvvisamente squillò il telefono: "Pronto, sono Gasparre, sono triste e felice allo stesso tempo per voi, ho saputo della storia, ho cercato di fare il possibile per voi, Mantru vi aspetterà all'aeroporto, non preoccupatevi anzi dovreste essere felici. Non so se avete notato ma i vostri nuovi passaporti sono norvegesi, i vostri nomi sono gli stessi di prima solo il vostro cognome è cambiato"...la telefonata fini cosi.
Ettore e Antonio, in un silenzio immondo andarono a Roma e presero l'aereo per il Congo. Durante il viaggio Ettore tremava dalla paura, non aveva mai lasciato la sua città, mai preso un aereo, mai viaggiato, non conosceva nessun' altra lingua...fra le nuvole Ettore si sentiva morire, si chiese se fosse giunta l'ora di salire sempre più in alto nel cielo e scomparire.
Antonio invece era emozionato, aveva viaggiato tanto ed era abituato a cambiare vita di frequente, ma questa volta non era temporaneo il cambiamento ma poteva essere lungo e questo lo eccitava ancora di più.
Quando l'aereo atterrò in Congo, Ettore sorrise per la prima volta, si accorse che era ancora vivo e ringraziò il cielo. Appena usciti dall'aereo un vento caldo e umido sconvolse i loro deboli corpi provati da tanta fatica, subito si presentarono due uomini altissimi e nerissimi in uniforme: Signor Ettore e Antonio, esclamò un poliziotto, benvenuti in Congo... seguiteci...non avete bisogno di passare per la dogana, vi accompagniamo da Mantru che è fuori con la jeep che vi aspetta. Uscirono dall'aeroporto, e videro qualcosa di "impressionante" che fece ridere a crepapelle Ettore:
Un uomo nerissimo e bassino, indossava una maglietta del Pescara calcio e un cappellino da marinaio, un paio di bermuda celesti e degli infradito. Era Mantru che esclamò in perfetto pescarese: "ragazzi benvenuti in Congo, andiamoci a fare una birra......"

lunedì 3 settembre 2007

Il postino XXV

Signori, Antonio e Ettore come ben sapete sono innocenti, disse Paola, Antonio mi dispiace ma io ho dovuto fingere di essere la tua amante, e lavorare alle poste per proteggere anche tuo fratello Ettore. La banda è stata sgominata, continuò Paola, ma le cose sono andate in un modo non previsto, ci sono stati dei morti "importanti" ora ragazzi miei dovete "scomparire" almeno per un pò.
Il mio distretto vi farà avere una seconda identità, ma dovete lasciare immediatamente l'Italia. Vi consiglio di fare tutto in fretta, ho già contattato Mantru ed è l'unico che vi possa garantire un pò di protezione, ecco qui, ragazzi miei, due biglietti per il Congo e due nuovi passaporti. L'aereo partirà da Roma dopodomani, mercoledì, preparate il tutto e partite. Mantru fa parte della rete di Gasparre quindi fidatevi.
Antonio restò fisso a guardare le labbra di Paola che sparavano le raccomandazioni. In lui esplose il tutto come una bomba atomica...restò a bocca aperta per tutto il tempo del discorso di Paola.
Ettore quasi cadde dalla sedia, Paola amante di Antonio? Devo prendere l'aereo? Il Congo? Una nuova identità?
Paola, esclamò: Avete domande ragazzi?
I fratelli si guardarono, e balbettando ognuno esclamò qualcosa tipo: Cosa faremo in Congo? Ma tu Paola...ma io, ma non posso....
Andate in Congo tranquilli ,vivrete ancora, ragazzi miei, vivrete ancora...fate buon viaggio....e chiuse la porta inviando un bacio nell'aria.

lunedì 30 luglio 2007

Il postino XXIV

Antonio ed Ettore stavano per essere portati alla centrale di polizia, sarebbero stati interrogati; erano ormai immersi in quella storia fino alla gola.
A questo punto, come di solito accade nei film o nei romanzi polizieschi, si cerca un diversivo oppure si attua il piano B.
Antonio mostrava tranquillità, ma in realtà dentro di sè nutriva ansia e preoccuopazione.
Ettore invece era ancora completamente assorto nei suoi pensieri più bizzarri.
C'era bisogno di un altro caffè amaro.
Improvvisamente la porta fece "slam": era Paola.
"Paola, cosa ci fai qui?, vai a casa" disse Antonio.
"No" fece lei, con voce severa, sebbene le tremassero ancora le gambe.
Gli agenti la fissavano con perplessità, mentre mantenevano la mano destra sulla fondina.Come diavolo aveva fatto ad entrare - pensarono.
La pattuglia all'ingresso non l' avrebbe mai lasciata passare.
"Agenti toglietegli le manette,immediatamente."disse Paola.
Fece una piccola pausa e aggiunse: "Io so tutto, posso spiegare".
Nel bar scese un silenzio attonito.

sabato 23 giugno 2007

Il postino XXII bis: Il video


In esclusiva il video di Marianna e Gasparre, con la comparsa di Matteo, girato in Amazzonia 3 anni fa quando si sono conosciuti.

giovedì 21 giugno 2007

Il postino XXII

Caro Rjod,
lo so: sto infrangendo la nostra regola principale. Ma ti scrivo quest'e-mail perché negli ultimi giorni sono successe tante, troppe cose che non dovevano capitare.
Gasparre si è rifatto vivo. Ci ho messo un po' a riconoscerlo e ricordare ciò che speravo d'aver rimosso.
Ettore è ridotto a uno straccio.
A questo punto credo sia necessario incontrarci. Potrei andare in Madagascar per controllare un villaggio vacanze per conto della mia agenzia viaggi. Oppure potremmo incontrarci alle Maldive, o in Egitto oppure in Grecia: la stagione è partita bene e ho molte cose da sistemare lì.
Pensa tu a contattare Mantru e Yeika.
Fammi sapere al più presto, ti prego: la situazione è grave.

Antonio

Il postino XXI

"Cosa ti è successo Ettore" , domandò Antonio con gli occhi pieni di sangue.
"Ho commesso un errore grave, non dovevo parlare con Gasparre" rispose Ettore
"Anche io ho parlato con lui, e mi sono ricordato di quel giorno che stavamo noi tre insieme e nelle stesse condizioni tue di adesso...ma...non vedo perchè devi essere triste!"
Il fratello di Ettore si sedette e si versò una grappa.
"Antonio" ansimò Ettore..." Antonio... lo sai che quel bastardo dei servizi sospetta di Gasparre...perchè deve coprire il cognato, Matteo...dobbiamo denunciarlo"
"Fratello mio, in questo mondo ci sono persone senza fantasia, senza nessun valore e quando non sanno creare cercano di distruggere, io la vedo così...Gasparre è andato via per far del bene, ne sono sicuro, e presto tutto verrà a galla..."
Nel frattempo in un tavolo vicino due persone losche stavano ascoltando il dialogo, erano proprio loro il comandante e Matteo...avevano pedinato i due fratelli dopo l'intercettazione, e ora si guardavano ammutoliti...no..non si poteva uccidere un postino, era troppo, ormai era troppo tardi, le voci che correvano per la città ormai erano diventate ossessive...e delusi si fecero un'altra dose di cocaina. Era troppo tardi ...improvvisamente la porta del locale si apri velocemente e una voce urlò: "Interpol restate a vostri posti che non vi accadrà nulla!!".
Troppo tardi: Storditi dalla droga e dall'alcool i due delinquenti si alzarono di scatto e misero le mani in tasca in cerca delle pistole. Troppo tardi, due colpi precisi al centro delle loro fronti sudate mise fine alla loro miserabile vita. Ettore e Antonio , tremanti sorrisero e vennero raggiunti da un poliziotto in assetto antisommossa: "Ragazzi , per favore , dovete venire presso di noi, dobbiamo fare una chiacchierata"
Il locale si svuotò, mentre due lenzuoli bianchi coprivano i corpi inutili di Matteo e del commissario, il caso era talmente inusuale che il giornale locale si limitò a pubblicare un articolo sulla chiusura dell'asse attrezzato in prima pagina. Qualche blogger scrisse: "21 Giugno 2007 Interpol in azione : 2 reagiscono e vengono freddati"
In un noto locale pescarese due persone reagiscono all'intervento dell'interpol e vengono freddate. Trattasi di Matteo Spirgolo e Dario Milone, il primo ricercato per sfruttamento della prostituzione, mentre il Milone era addirittura il comandante del contingente in Kossovo.
Il capo delle indagini Andrea Franceschini:
"Eravamo intervenuti per interrogare due sospettati per traffico illecito di sostanze nucleari, ora ci troviamo con due persone uccise che complicano di molto le nostre indagini, dobbiamo rivedere tutto il caso"

Il postino XX

Il cerchio ora si era chiuso.
Il comandante del nucleo antinucleare del Sismi Andrea Franceschini da anni studiava il caso, ora con quell’ultima comunicazione intercettata aveva chiuso il cerchio.
Già proprio così, si sarebbe recato ad Atene per cercare di fotografare i volti di Gasparre, Rjod , Mantru & Yeika.
Quanti anni di lavoro, quante nottate aveva sacrificato, ora finalmente aggiungeva un tassello importante per arrivare a determinare chi era il capo della organizzazione. Quella maledetta organizzazione dedita alla ricerca del nucleare del suo arricchimento e della sua vendita.
Già proprio lo stesso uranio impoverito che gli aveva ucciso il fratello in Kossovo. Quanti ricordi!!!!!!!!!!!!! Era proprio per il fratello che dedicava anche sedici ore al giorno di lavoro.Prima o poi lo prenderò, pensava .

Il postino XIX

Dall'altra parte del mondo, Gasparre era preoccupato. Aveva rispolverato i suoi ricordi che per troppo tempo erano rimasti accantonati, si sentiva frastornato, aveva fatto riscoprire quel 24 Marzo ai fratelli senza un particolare motivo. Si rese conto che quel ricordo poteva cambiare in modo inaspettato la vita di altri, come accadde a lui. Gasparre, come suo solito, osservava l'oceano seduto su una barca rovesciata, aspettava sempre il tramonto e non l'alba. Amava aspettare le stelle impossessarsi del cielo, aspettava la notte e il silenzio del mondo. Gasparre aspettava anche Marianna. Senza mai darsi un appuntamento, molto spesso si ritrovavano. Ora Gasparre aveva bisogno di lei.
Infatti non dovette aspettare tanto, una figura esile comparve dalle palme, e con un passo simile a chi segue una processione avanzava verso Gasparre. "Non hai colpe Gasparre" esordi Marianna.
"Non ho nemmeno le ragioni... non dovevo parlare cosi con Antonio e Ettore" rispose.
"Tu non hai fatto altro che il tuo dovere, forse lo hai fatto in maniera troppo filosofica e dovevi essere più pratico" Marianna sorrise.
Alzandosi Gasparre esclamò: "Dobbiamo incontrare Rjod , Mantru & Yeika!"
Marianna baciandolo rispose: "Si, dobbiamo farlo, che ne dici ad Atene?"
"Bene , bene, Riod è in Norvegia, Mantru in Congo e Yeika in Laos....sarà un pò complicato organizzare, prepariamo una email e vediamo cosa ne pensano" Gasparre prese il suo palmare e iniziò a digitare: "Propongo di incontrarci tutti ad Atene, dobbiamo fare il punto della situazione, dobbiamo scambiarci le nostre esperienze e le nostre aspettative. Penso che sia arrivato il momento di fare il bilancio della nostra missione,ho forse commesso un errore tempo fa, un affermazione al telefono che forse non dovevo fare, saluti, a presto"
Premette invio sul palmare e il messaggio attraversò gli oceani

giovedì 14 giugno 2007

Il postino XVIII

Antonio entrò come una furia nella stanza di Ettore intenzionato a tirarlo giù dal letto ma appena accese la luce notò che il letto era vuoto e disfatto.
Cercò velocemente il fratello nel resto dell'appartamento. Niente, Ettore non era lì.
Cosa stava succedendo? Suo fratello non usciva mai, dove poteva essere andato a quell'ora della notte?
Prese l'auto e iniziò a girovagare lì intorno in cerca di Ettore. Non si vedeva nessuno in giro, a parte un tossico che discuteva animatamente con il suo pusher e un paio di barboni che avevano eletto i paraggi della stazione a loro dimora.
Poi passò lentamente davanti a un bar. Aveva la testa fuori dal finestrino mezzo appannato per tentare di scorgere la figura del fratello. Non era certo un'impresa facile in mezzo a quel grigiore appena rischiarato dalla pallida luce proveniente da una finestrella alta del bar. La sua attenzione fu però rapita dalle voci rauche di quelli che immaginò a lanciar bestemmie e carte su un tavolo pieno di bicchieri di birra, vino, vermuth e grappe. Accostò e decise di entrare nel bar.
Entrato nello stanzino appartato in cui si giocava a carte vide il fratello con gli occhi semichiusi e arrossati dal sonno e dal fumo delle sigarette. Seduto al contrario su una sedia, con le braccia sullo schienale a puntellare il mento, guardava quegli uomini giocare e bere.
Ettore aveva già bevuto: era completamente sbronzo!

giovedì 7 giugno 2007

Il postino XVII

Antonio si rivoltò per l'ennesima volta, scostò le lenzuola e guardò la radiosveglia: i led rosso vivo facevano fluttuare le cifre 03:00 nella totale oscurità della sua camera.
Non riusciva a prendere sonno. Accesse allora l'abat-jour e rilesse il foglietto spiegazzato che aveva lasciato sul comodino.

Aveva partecipato in modo assente alla celebrazione in comunità, non riusciva ad impedirsi di pensare a quell'assurda telefonata. Chi diavolo era quel tizio?
Ad un certo punto sentì Rocco dire: "prima o poi arriverà il giorno del giudizio e saremo nudi; quindi è inutile nascondere la polvere sotto il tappeto o coprire una crepa nel muro con un quadro!".
La crepa nel muro! Come aveva fatto a dimenticarlo?

Ripensò alla domanda sibillina che Gasparre gli aveva fatto mentre i suoi occhi tornavano a scorrere ciò che lui stesso aveva scritto sul quel pezzo di carta tanti anni fa: "Non so cosa farò nella mia vita, ma una cosa è certa: farò qualcosa d'importante!".

Doveva parlare con Ettore.

mercoledì 6 giugno 2007

IL POSTINO XVI

24 marzo 1990, una festa, ubriachi io, Gaspare ed Antonio...Ettore iniziò a ricordare quel periodo lontano, vissuto con spensieratezza tra le vie care alla sua infanzia, i primi viaggi in giro per l'Europa e il tempo trascorso insieme a Gaspare ed Antonio organizzando e sognando avventure.

Però nei suoi pensieri c'era qualcosa che lo turbava, qualcosa che lo distoglieva dal pensare al suo passato; ma si certo, era quella ragazza rumena. Come faceva a conoscere la sua residenza, e poi quelle lacrime, quei grandi occhi verdi come il mare, e come era possibile che lui non si era accorto di nulla.

Forse pensò che era colpa della grande confusione che regnava nella sua mente, o forse non erano le persone a non notarlo, ma era lui che non notava le persone.
Ad ogni modo il suo pensiero era rivolto a quella ragazza che forse era rimasta li appostata sotto casa sua pur di poterlo incontrare.
Che stupido che sono pensò...

Il postino XV

In preda al nervoso prese il quadro e con selvaggia violenza lo scagliò contro l'acquario.
Affannato per l'emozione, si sedette e contemplò lo spazio vuoto lasciato dal quadro: Un rettangolo di un colore chiaro e una vecchia crepa.
Si avvicinò guardò meglio, dentro la crepa c'era un foglietto. Ansioso lo apri e lesse:
"Se stai leggendo ora, significa che ti sei ricordato di oggi 24 Marzo 1990, firmato Ettore"
Cosa avevo scritto!!! Cosa significava? Cosa accadde quel 24 Marzo 1990!!?!
E' questo che voleva dirmi Gasparre? Cosa significa? Ora che ho tolto il quadro e scoperto il biglietto perchè dovrei parlare con lui? Perchè l'ho chiamato? Perchè mi continua a chiamare? Incurante delle possibili intercettazioni compose il numero di Gasparre...."Pronto Gasparre"..."si sono io Ettore, va meglio ora?"..."si, però, dimmi perchè sei scappato?" "Caro Ettore io non sono mai scappato da nessuna parte, io ho lasciato ma non scappato" "e quei viaggi in Romania?" "Ettore,Ettore ti stai confondendo quello è Matteo..., io sono andato via per cercare di dare un senso alla mia vita, sto cercando di contribuire per la costruzione di un mondo nuovo perc...."
"come facevi a sapere del biglietto che ho scritto IO il 24 Marzo 1990, e cosa accadde?" "Ettore caro...eravamo reduci da una festa, eravamo ubriachi e decidemmo di cambiare il mondo, di essere i migliori, di aiutare il prossimo.... eravamo pazzi di gioia solo a pensarci, e decidemmo di inserire ognuno di noi tre un biglietto nelle crepe dei muri delle nostre case, pensa che tuo fratello Antonio creò una crepa di proposito! Decidemmo di coprire le crepe con dei quadri, come si coprono le cose più segrete e più importanti. Io fui l'unico che in realtà non fece ciò, io partii una settimana dopo e il biglietto c'è l'ho ancora in tasca...."

Il postino XIV

Attonito e frastornato Ettore avanzava a piccoli passi, nella sua mente una girandola di immagini. Sentire parlare il nuovo italiano, gli riportò alla mente perché Gasparre era andato via a soli 20 anni!! Già era dovuto scappare perché era ricercato dall’ interpol !!!! Un brutto capo d’accusa: Tratta delle bianche. Era scappato prima della fine del processo che l’aveva visto condannato a 30 anni!!!! Ma era veramente colpevole? Perché non si era difeso? E’ vero andava spesso in Romania con quel suo furgone coibentato ma….. sicuro che trafficava con gli esseri umani? O era solo un importatore di pesce? Ettore non camminava più, voleva delle risposte, per una volta tanto o meglio per la prima volta nella sua vita avrebbe cercato lui, la verità. Da dove iniziare? Doveva assolutamente parlare con Gasparre, tornò in casa e cercò il telefono, stava componendo il numero quando…..pensò e se l’interpol mi stà ascoltando? Farei rintracciare Gasparre. No non voleva questo. Decise di agire in modo diverso.

Il postino XIII

"Gasparre non ha capito niente o peggio ha capito tutto" , pensava Ettore osservando la finestra. Era sera e decise di scendere e di fare due passi. Appena usci dal portone di casa, vide una ragazza con passo affrettato dirigersi verso di lui. Uscita dalla penombra la ragazza mostrò i suoi occhi pieni di lacrime e attaccò subito Ettore: "Tu non avere diritto di dire quelle cose! Tu non sapere quanto male tu avere fatto a me, cosa significa io pago ma non vivo?, tu sapere che io lasciato tutto in Romania, io avere studiato lingue, potere fare insegnante ma non potere in Romania, e venuta qui per avere più possibilità, lavorare molto in ristorante, e tu dire questa cosa in mia presenza, e io non riuscire a dormire anche se essere tanto stanca perchè quella frase entrata in mia testa e non uscire più!" Ettore restò di sasso, forse allucinato dalla bellezza della ragazza e dagli occhi verdi lacrimosi. Prese la sua mano e gli disse l'unica cosa che non doveva dire: "Non credevo di essere così importante, nessuno mai mi ha ascoltato". La ragazza ritrasse la mano come morsa da un serpente e replicò: "Ah! dovresti parlare di più con chi ti ascolta", si voltò e se andò come era venuta.

martedì 5 giugno 2007

Il postino XII

Antonio passò a casa prima di andare a prendere Paola.
Una doccia veloce, un paio di toast ed era pronto ad uscire.

Mentre s'infilava la giacca squillò il telefono. Antonio per un attimo pensò di non rispondere temendo che potesse essere uno scocciatore qualsiasi che gli avrebbe fatto perdere minuti preziosi; poi però la curiosità prevalse e afferrò la cornetta.
"Pronto?"
"Hello! Qui è Gasparre che parla! Scommetto che tu sei Antonio."
L'unica cosa che Antonio riuscì a replicare fu un "Ehh?!" di stupore misto a fastidio per il fatto di non riuscire a riconoscere quella voce dal forte accento straniero che però gli sembrava in qualche modo familiare.
Allora Gasparre riprese:
"Antonio, so che tu non ricordi me. Potrei parlarti di una famosa estate a Borgomarino, ma sarebbe inutile e ora non è importante. Potrei chiederti se vedi dei quadri intorno a te ma tu non ci cascheresti. Allora ti chiedo di dire tu a me cosa è importante in questo momento".
"Ma che cav.."
"No, Antonio, non devi dirmelo subito. Pensa. Poi mi parlerai. Ma non aspettare troppo. Sai che non c'è molto tempo."
"Scusa, ma chi sei? Oh, pronto? Matto, dico a te!"
Ma Gasparre aveva già attaccato.

Antonio s'involò per le scale dopo aver sbattuto la porta. Era innervosito dalla telefonata di quell'idiota anche se, gli costava ammetterlo, non riusciva a non riflettere sul significato di quelle astrusità.
Arrivato in macchina, stette qualche secondo seduto immobile sul sedile senza accendere il motore. Fece uno sforzo immane per capire chi fosse quell'uomo o almeno quale figura gli potesse ricordare. Gli suonava dannatamente conosciuto e al tempo stesso lontanissimo.
S'impose di scacciar via quei pensieri sciocchi e li allontanò facendo il gesto con la mano di chi vuole allontanare da sè qualcosa.
Poi mise in moto e partì veloce: era già in ritardo con Paola.

lunedì 4 giugno 2007

IL POSTINO XI

Il telefono squillava, Antonio non aveva notizie di suo fratello da tanto, troppo tempo. Squillò per 5 minuti, ma nessuno rispose. Ettore stava mangiando in solitudine, la ragazza rumena con il suo italiano sgrammaticato gli ricordava le sue giornate piena di errori ortografici. Era triste, non aveva amici,non frequentava nessuno, con le mani fra la testa osservò la pubblicità appesa sul muro, poi di scatto andò verso la porta osservando il mondo andare avanti. "Signore,signore cosa fare? tu non pagare?" Ettore rispose con calma: "io pagare ma non vivere" e tornò a sedersi.
Gasparre in quell'istante provò un brivido di freddo nonostante il caldo mitigato da una brezza oceanica che faceva ondeggiare le tende di lino gialle. Scese sulla spiaggia immerso in un coro di uccelli marini. Si sedette sulla spiaggia, osservando le alte onde di un mare perennemente agitato, una sua amica si avvicinò con un cesto di frutta appena colta. Si sedette senza dire una parola vicino a lui, mangiarono insieme la frutta, mentre Gasparre perse una lacrima dal cuore: sentiva che qualcuno aveva bisogno di lui, ma era lontano, troppo lontano...e non solo come distanza.
La ragazza vide la lacrima scendere sul viso di Gasparre e alzandosi disse: "guarda il mare, guardati attorno, è tutto come prima, è sempre stato così, non potrai cambiare tanto, il mondo è così ovunque tu andrai, ma tu sei pazzo come lo siamo noi e forse qualcosa possiamo ancora fare". "Grazie Marianna, mi domando sempre se ne vale veramente la pena...e mi rispondo sempre di si". Marianna si alzò, sorrise, e con una mano fece un gesto come di saluto verso il sole e scomparve fra le palme"

Il postino X

Paola sedeva imbambolata alla sua scrivania.
Stava ancora pensando a quel postino: era stato una figura insignificante per tanto tempo e di colpo diventava visibile piantando un tale casino! "A 'sto punto non mi stupiscono quelli che dopo trent'anni di tranquilla vita coniugale sterminano la famiglia e si sparano un colpo in fronte!". Però, nonostante il pensiero di avere un potenziale maniaco squilibrato in ufficio, Paola dovette ammettere che quel comportamento da folle le era piaciuto: il postino misterioso finalmente uscito allo scoperto aveva dimostrato un certo carattere...


Quasi pentita di questa forma di tradimento, decise di chiamare il suo boy-friend. "Tesoruccio? Non dimenticarti che stasera abbiamo la celebrazione in comunità. Passi a prendermi tu? Mi raccomando: alle 8 e mezza puntuale, stasera Rocco deve spiegarci qualcosa d'importante".
Rocco, che i detrattori chiamavano sarcasticamente "il guru", era il capo della comunità religiosa. Aiutava i suoi adepti (persone con difficoltà più o meno grandi) non solo spiritualmente. A Paola, per esempio, aveva trovato un buon posto da segretaria grazie alle sue conoscenze.


Antonio impostò per sicurezza un promemoria sul cellulare per le 8. Poi chiamò suo fratello Ettore.

venerdì 1 giugno 2007

IL POSTINO IX

Iniziò le consegne della posta, a pensarci bene la mole di lavoro era diminuita. Che stia prendendo piede quella diavoleria di posta elettronica? Come si chiamano imail e mail….. Pensando, pensando si rese conto che non capiva assolutamente nulla di computer ed internet,
Prese una decisione, finito di consegnare la posta sarebbe andato dal fratello Antonio, sicuramente gli avrebbe dato qualche lezione, lui è un mago. Verso le 13,30 aveva concluso il suo giro, torno nell’ufficio postale, smistò il carico di posta appena arrivato e se ne tornò a casa. Oggi siccome sono contento andrò a mangiare alla locanda del pescatore. Buongiorno a tutti disse entrando, buon giorno a tu rispose la cameriera rumena accompagnandolo al tavolo. Cosa volere? Chiese la cameriera, mi lasci qualche minuto per decidere rispose Ettore. Non riusciva a decidere, proprio questo era il suo problema, la vita per lui era come le migliaia di lettere che consegnava, un indirizzo chiaro ed un mittente, lui era solo il tramite o meglio: un tramite. La tristezza lo stava riassalendo.

domenica 27 maggio 2007

IL POSTINO VIII

Ma guarda questa cretina!, pensava Ettore, non solo non mi ha riconosciuto ma non ha nemmeno avvisato il direttore! Paola lo osservava con interesse malcelato, e gli disse: "Ettore caro, si metta un impermeabile, un mio amico meteorologo mi ha detto che oggi tirerà un forte vento e forse pioverà di nuovo". Ettore restò senza parole, e senza dire nulla si girò e andò a prendere la bici.
Il tempo non era bello, mentre osservò l'indirizzo della prima consegna da fare squillò il suo cellulare che lo fece sbandare: il suo cellulare non suonava quasi mai!
Contro un umido albero, Ettore si fermò è esclamò: "Pronto! Con chi ho il dispiacere di parlare?" , era seccato, tanto. Dall'altra parte una voce gli sussurrò: "Sono Gasparre, scusami se ti chiamo di nuovo, ma ieri mi hai cercato e io ho pensato che avevi bisogno di me, ho cercato di farti capire che la vita non la devi cercare ma la devi vivere, che tu possa vivere tutti i giorni della tua vita, ciao, scusami". Conversazione finita. Ettore restò immobile e fissò due palloncini che volavano nel cielo liberati da bambini sorridenti, e per la prima volta dopo tanto sorrise di cuore. Fischiettando risali in sella.

venerdì 25 maggio 2007

IL POSTINO VII

"Devo immediatamente cambiare telefono" pensò Ettore "ha un suono stridulo che fa passare la voglia di rispondere"... Nonostante tutto, sollevò la conetta.
- Pronto?!
- Sono il Direttore.
- Buongiorno signor Direttore!!!Che piacere sentirla!
- No, dico, le sembra questo il modo?!? Lei si assenta un giorno e non avvisa nessuno? Questo è un ufficio postale, e nel mio ufficio postale SI LAVORA!!!!!!
- Sono mortificato, ma le posso assicurare che stamane di buon'ora ho chiamato per avvisare, mi ha risposto la signora Paola. - rispose Ettore tutto mortificato.
Ma perchè poi? Lui aveva fatto tutto per bene.

- Non so proprio che dirle, so solo che nel garage ho visto la sua bicicletta parcheggiata e lei era assente - riprese lui con tono irritato ed imbarazzato per la figuraccia.
- Domani sarò di nuovo di servizio, conti pure su di me.
- Buona giornata allora.
- Grazie e buona giornata anche a lei.
Ettore non riusciva riagganciare la cornetta, era come imbambolato al suono di quel tu tu tu...
" Ma quella è pazza???? ", pensò.
L'indomani, puntuale come un orologio svizzero, non come l'imitazione che portava al polso, arrivò in ufficio.
Lei era come al solito truccatissima, vestita in modo provocante, anche se francamente non è che se lo potesse permettere.
Il postino nel guardarla, tutte le mattine, imbronciava sul viso un discreto, latente sorriso.
Quella mattina però non rideva affatto.
Voleva delle spiegazioni, si ripeteva, cercando da qualche parte la forza di restare ben eretto e sicuro di sè.