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mercoledì 27 gennaio 2010

I giorni della merla

Salve gente...

Il freddo di questi giorni mi fa pensare a voi tutti:
a fraNcesco in primis, che immagino gongolante nelle temperature polari, tanto attese ed amate, mentre io mi conforto nel plaid;
al nostro metereologo di fiducia, delle cui previsioni, con o senza blog, sento la mancanza.

E poi ... a tutti noialtri, alle nostre interazioni, al nostro dissertare sui cambiamenti climatici, sull' ancoraggio alle tradizioni ...

I giorni della merla devono ancora arrivare in verità, 29 30 e 31 gennaio,
(oggi è altra Ricorrenza) ma il freddo mi sembra così pungente che forse quei giorni sono in anticipo ...

Narra la leggenda che una coppia di merli con i loro merlottini (al tempo erano bianchi), si rifugiarono in un comignolo in cerca di tepore. Vi rimasero tre giorni, fino a quando le temperature tornarono a livelli tollerabili, ma ... erano diventati neri, neri come la fuliggine che li aveva avvolti...

Da quel giorno tutti i merli furono neri, in memoria dei giorni più rigidi dell'anno.

Scorro con tenerezza le leggende popolari; lo so, non c' è nulla di oggettivo, ma indubbiamente un briciolo di verità lo racchiudono...

Carissimi, che dire ... la tastiera ha guidato le mie mani .... il mio pensiero è onirico ...

Il freddo, i giorni della merla .... un infantile pretesto per incontrarvi: è troppo tardi per augurarvi la realizzazione dei vostri sogni?
Già ... perché "il futuro appartiene a chi crede nella bellezza dei propri sogni".

Una vigorosa stretta di mano
Graziana

domenica 27 luglio 2008

Una processione "movimentata" ....

Domenica 27 luglio festa di Sant'Andrea, l'appuntamento è alle 09.00 alla banchina nord del fiume, davanti al bar del porto. Ad aspettarci c'è fraN con un amico e qualche minuto dopo arriva anche un altro un mio amico, collega di scuola alla Di Marzio. In banchina c'è gran movimento, tanta gente che cerca di imbarcarsi per partecipare alla processione; finalmente ci imbarchiamo a bordo del Nuovo Aterno e dopo qualche minuto molliamo gli ormeggi e si parte. Come temevo il mare non è proprio perfetto, c'è un vento fresco da nord con un'onda fastidiosa e, dopo esserci allontanati un paio di miglia, ci fermiamo in attesa del santo e li cominciano i problemi: la barca, come da leggi nautiche, si mette di traverso al vento e rolla dolcemente, ma tutto sommato tiene molto bene l'onda e così decidiamo di farci qualche tuffo, ed io come al solito scalpitante inauguro la giornata; in acqua noto che la barca ha un considerevole scarroccio, ossia vento ed onda la fanno camminare e così chi si tuffa non deve troppo distrarsi, altrimenti in un paio di minuti si ritrova a 30 metri dalla barca che continua ad allontanarsi.
Comunque tuffi a volontà e per fortuna (grazie al cielo) fraN mi invita a farne un altro dal lato esposto alle onde ed a stuzzicarmi in acqua, dove perdo un po' di tempo, ma questo mi fa notare che un signore romano anzianotto di nome Franco è un po' troppo lontano dalla barca; mi avvicino a lui e intuisco immediatamente la situazione potenzialmente molto pericolosa, lui spossato al punto che quasi non riesce nemmeno a parlare e la barca che si allontana mentre a bordo tutti sono ignari del pericolo. Gli ho detto di aggrapparsi a me e di stare tranquillo che in acqua me la cavo bene, poi qualche urla per richiamare l'attenzione, un salvagente che arriva con un paio di persone, poi una cima e con l'aiuto di tutti pericolo scampato. Il signore, che sapeva solo star bene a galla, non aveva valutato che, se anche solo a pochi metri dalla barca, lo scarroccio della stessa triplicava le fatiche , ed il mare va sempre rispettato e mai sottovalutato.
Finalmente esce la barca con il Santo, inizia la processione, si getta una prima corona di alloro, ma sulla barca il 50% delle persone sta male, bimbi che vomitano e piangono e così il comandante decide di rientrare ( come molte altre barche).

Giornata movimentata ma comunque una gran bella giornata trascorsa con amici, in un posto che sento speciale e parte di me, perchè amici d'infanzia, parenti e la gente del porto mi fanno sentire parte di una comunità, Maurizio lu fije di Niculine (Balled'urse) ed in un mondo cinico certi "sentimenti" vanno conservati con cura.

giovedì 1 maggio 2008

Il Primo Maggio e ...
















... le "Virtù teramane"(ma non solo)


Per il mondo rurale abruzzese, il mese di aprile decretava la fine effettiva dell' inverno e il Primo Maggio l' apertura della bella stagione; non da un punto di vista astronomico, ma da un punto di vista più pragmatico, riferito alle risorse alimentari.
La fine di aprile era preposta alla pulizia delle dispense, in tutti i sensi. I residui della stagione invernale (legumi e cereali), lungi dall' essere spazzati, venivano sapientemente cucinati separatamente, rispettando i tempi di cottura di ciascuno e poi sapientemente mescolati alle primizie della bella stagione, in un tripudio di sapori, per essere consumati il Primo Maggio. -

I miei ricordi di bambina, vanno agli scambi che le massaie si facevano per rendere il più possibile variegato quel piatto, anche nei vari formati di pasta comprata. Il risultato era una squisitezza, non un pappone amorfo!

Il teramano ha coltivato questa tradizione nei passaggi generazionali ed oggi la consumazione è un rito che rafforza i vincoli parentali ed amicali ancorché occasione di allegra convivialità. Le varietà sono molteplici, ma il denominatore comune è il sette
Sette sono i tipi di legumi, sette le verdure, sette le erbe aromatiche, sette i tipi di carne, sette i formati di pasta ...Tutto secondo i propri tempi di cottura, senza mai assemblarli se non dopo la preparazione. Sette è un numero fortemente simbolico: sette i cieli dell' antichità, sette i vizi capitali, sette i colori dell' iride ...

Perché mai le virtu?
Io darei una duplice spiegazione: La virtù dell' amorevole pazienza di chi cucina e la virtù del duro lavoro dei campi da cui la maggior parte degli ingredienti proviene.

E per coloro che non si sentissero ancorati al filone della tradizione contadina?
C' è un menu alternativo e comodo che favorisce la vita all' aperto, tutti uniti, magari in spiaggia, per i pescaresi, considerata la bella giornata che si profila.

Buon Primo Maggio!

martedì 1 aprile 2008

Il quarto aprilante..... aahi aahi, pioggia in vista!!!!

C'è un vecchio detto che recita: "Il quarto aprilante quaranta durante" ad indicare che se nel giorno del 4 aprile piove, ne avremo per altri quaranta giorni.

Bene amici sbloggatti come la cartina meteo mette in evidenza, per venerdì quattro aprile è prevista pioggia con temperature piuttosto basse per il periodo.

Insomma secondo i detti dei nostri nonni questa primavera non comincia certo nel migliore dei modi; come sempre vedremo, e francamente spero che il tempo inclemente duri un po' meno di quaranta giorni.

domenica 3 febbraio 2008

San Biagio, ovvero "le panicelle di Taranta Peligna"

Oggi festa di San Biagio, noto come protettore della gola.

A Taranta Peligna(CH) la tradizione lo indica protettore dei lanaioli. Il Santo, infatti, prima di essere decapitato fu martirizzato con i pettini di ferro, usati per pulire la lana appena tosata.
La preparazione delle panicelle è lunga e laboriosa:

La pasta viene messa a lievitare il 30 gennaio dentro grandi madie di legno. Nel pomeriggio del 1° febbraio, al suono delle campane viene lavorata lungamente dagli uomini; poi viene fatta a pezzi dalle donne. Nuovamente messa a riposare, dopo un' ulteriore manipolazione, vengono finalmente confezionate le panicelle..

Tocca alle ragazze portarle al forno per la cottura, in corteo, tra due ali di folla. Benedette durante le cerimonie liturgiche del 3 febbraio, vengono distribuite ai fedeli.


Vi incollo i ricordi che una collega di Taranta Peligna (che vive nel Veneto) ha voluto condividere con me:
"La panicella ha la forma di una mano aperta benedicente, le dita vengono timbrate con il simbolo della confraternita dei lanieri.
Tutta la festa di San Biagio è legata alla tradizione della lavorazione della lana ed è molto antica, risale al XVI secolo.
Il Santo è il protettore della classe dei lanieri che aveva fatto erigere la chiesa al centro del paese.

Di questa oggi restano solo le mura, la porta di legno intagliata con le storie del Santo e un pezzo di campanile.

La forma della panicella comunque richiama anche uno strumento che usavano gli scardalana per scardare la lana: lo scardasso.

"Della festa di San Biagio io continuo ad avere lontani ricordi.
Nel mese di febbraio non sono più tornata a Taranta, ma so che le panicelle continuano ad essere fatte ogni anno, mia madre ne conserva sempre per i suoi nipoti.

E' vero, nel mio paese da sempre si è lavorato la lana. Oltre alle coperte decorate con motivi floreali, erano un tempo famose le "paccotte".

Hai presente le coperte grigie che utilizzano i militari? Ecco, quelle sono le "paccotte", sono di pura lana, un po' grezze. Nel lanificio del mio paese inizialmente si produceva quel tipo di coperte, anche colorate di rosso, oppure grezze di panno, a quadri. Erano coperte molto calde.

Il tempo della mia infanzia è sempre stato scandito dal suono delle sirene dei due lanifici. Oggi è proprio quel suono una delle tante cose che mi mancano nella vita del mio paese!

Devi pensare che nei due lanifici si partiva dai fiocchi di lana grezza delle pecore e si arrivava fino alla produzione delle coperte e dei tessuti di lana. Quando ero piccola ci entravo spesso. Mi ricordo nei dettagli i rumori dei telai, il vapore nella zona della tintoria, la cardatura della lana, tutti quei fili che si srotolavano e poi il grande magazzino dove arrivavano le coperte in deposito.

Tutte le mattine queste venivano caricate e portate nelle case perchè il lavoro delle frange da annodare era tutto artigianale e veniva fatto dalle casalinghe. Un modo come l'altro per riuscire ad arrotondare con pochi spiccioli le entrate familiari e contemporaneamente badare ai figli che erano sempre numerosi! ;)

Quando sono arrivate le fibre sintetiche è cominciato il calo diella produzione, le leggi del mercato sono terribili! I proprietari hanno fatto altre scelte, hanno cominciato a trasferire a Pescara gran parte della loro attività, alcuni si sono dati al commercio... e alla fine un lanificio è stato chiuso e un altro lavora ancora con telai più moderni e credo con due tre operai. I filati arrivano direttamente da Prato.

Sono bastati pochi anni per cancellare un'attività che affonda le radici in un passato molto molto lontano e che pare sia nata perchè nel greto del fiume (l'Aventino) si trovava un tipo di argilla molto capace di imbiancare e purgare la lana. (a proposito di rapporto dell'uomo col fiume)"

chiedo scusa della lungaggine, i post devono essere brevi...ma ogni lettore ha tutto il diritto di non leggere...conoscere il nostro meraviglioso Abruzzo è un diritto/dovere oltre che un piacere ... almeno per me ...

sabato 12 gennaio 2008

Le farchie di Fara Filiorum Petri

Le farchie sono fasci di canne pazientemente raccolte, saldamente serrate e trasportate (un tempo trascinate) dalle varie contrade fino al piazzale antistante la chiesa di S. Antonio Abate.

Quando e perché questa festa:

Ogni anno, alla vigilia della festa del Santo, a Fara Filiorum Petri, si celebra la festa delle farchie.
All' imbrunire si dà fuoco alle farchie che bruceranno fino al mattino.
Con questo rito si rievoca un episodio del 1799, quando le truppe francesi, giunte nei pressi del paese, furono fermate dal fuoco dei boschi pieni di neve, che miracolasamente s' incendiarono per l' intercessione del Santo.

Fara Filiorum Petri

Fara Filiorum Petri sorse n Provincia di Chieti, sulle estreme pendici della Maiella, in una zona collinare dei calanchi, sulla sponda sinistra del fiume Foro.
Sembra che il nome, di palese origine longobarda, gli sia stato dato da un tale Pietro, progenitore di una numerosa famiglia e fedele castaldo nell' amministrare i beni dei Longobardi, i quali lo ripagarono regalandogli le terre che che aveva così oculatamente curato.
Di qui il nome Fara (nucleo) dei figli di Pietro.

P.S. Un' immagine dell' edizione 2005, gentilmente concessami insieme alle altre due, dal prof. Ivano Placido, promotore della rivista "Il Segnaposto". Un' esperienza che non dimentico: mi ritrovai ai piedi di una farchia a godermi lo spettacolo in una full immersion indescrivibile quanto inattesa.
Mi commuovo ancora al ricordo...
A Dio piacendo quest' anno andrò a Fara direttamente da scuola; l' allestimento della scena e gli ultimi preparativi, i canti, i falò per le strade, sono uno spettacolo nello spettacolo, assolutamente da non perdere! Il bello sta nella coralità totale: tutti coinvolti attivamente, grandi piccini e anziani. E poi quella chiesa posta in continuità con la piazza e il cimitero, mi dà un senso di continuità di vita, anche temporale oltre che spaziale ...

foto1

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venerdì 21 dicembre 2007

21 dicembre - solstizio d' inverno

Oggi sarebbe stata una grande festività in tempi pagani.
Grandi falò venivano accesi in onore del ritorno della luce; e intorno ad essi numerosi e vari riti venivano eesercitati.
Il cristianesimo si appropriò di questa usanza associandola alla Natività di Nostro Signore, Luce del mondo per eccellenza.
Non solo: anche la data 25 dicembre, si avvicina molto al giorno solstiziale.

Molto suggestivi sono i falò in onore dell' Immacolata che sopravvivono ad Atri.
Il falò, a Natale, ben presto entrò nelle case sottoforma di ceppo che bruciava durante la vigilia fino a Natale; così ricorda anche il nostro Carlo nella descrizione della sua cena natalizia, per riscaldare il Bambinello. In talune regioni il ceppo deve durare fino al Capodanno, in talaltre fino all' Epifania.

Nelle zone interne dell' Abruzzo, nella notte della Vigilia, ancora oggi si usa bruciare un tronco di ulivo benedetto fino ai primi giorni di gennaio; le ceneri vengono raccolte e sparse per i campi per propiziare un buon raccolto.

Oggi che i grossi camini sono prerogativa delle antiche case di campagna, il ciocco di legno è diventato specialità dolciaria finendo sulle tavole: il tronco d' albero natalizio , ovvero pan di Spagna arrotolato ricoperto di cioccolato e farcito di crema.

martedì 4 dicembre 2007

Il Calendario dell' Avvento

Nel link potete sfogliare il mio calendario dell' avvento online 2007, pensato per gli alunni della mia scuola, ma esteso a tutti i bambini.

Il calendario dell' Avvento è un modo di calendarizzare, spazializzando nelle modalità più varie, i primi 24 giorni di dicembre che precedono il Natale.

Le origini sono da attribuirsi ai popoli protestanti: nelle famiglie c' era l' abitudine di appendere 24 disegni e di toglierne uno al giorno. Oppure si affiggeva alla parete un enorme disegno, diviso in 24 riquadri e i bambini erano incaricati di colorarne uno al giorno; altra usanza era quella di suddividere una grande candela in 24 tacche e di farne consumare una al dì, magari nel momento della giornata in cui la famiglia era riunita intorno al desco.

Sembra che la stampa del primo calendario dell' avvento avvenne in occasione del Natale 1905 in Amburgo. Da allora l' usanza si diffuse a macchia d' olio in tutti i paesi tedeschi ed oggi direi in tutto il mondo per la gioia di grandi e piccini.

martedì 21 agosto 2007

Ridere di noi stessi


Sabato 25 , possiamo ridere un pò anche con qualche volgarità. Dopotutto bisogna ridere anche di noi stessi....sopratutto. I dettagli alla fine del video.

martedì 14 agosto 2007

Ferragosto, ovvero, Feriae Augusti

Dopo la notte di San Lorenzo, ci avviciniamo al cuore della festa coincidente col periodo del riposo per eccellenza: il Ferragosto appunto.
Le origini sono antichissime e i significati molteplici per sovrapposizioni ed interposizione di sacro e profano, pagano e cristiano.


La festa, o meglio, i rituali del festeggiamento alla Madre di tutti gli uomini, risale al Neolitico, quando l' uomo adottò il modello di vita stanziale di allevatore-raccoglitore-agricoltore.
Dopo i raccolti, testimonianza della fecondità e generosità della terra, gli uomini e le donne del tempo, sentirono il bisogno di innalzare altari votivi su cui offrire i prodotti della terra alla Madre di tutte le messi e regina della fecondità: l' immensa regina del cielo, della terra e del sottosuolo.
Possiamo immaginare le forme rituali che accompagnavano l' offerta: fuochi, danze ...

Con la cristianità le offerte votive, i fuochi, i banchetti ed ogni tipo di ritualità furono dedicate alla Vergine Maria Assunta in cielo che in ogni regione assume la sua connotazione.
Nelle zone rurali, dopo le cerimonie liturgiche che prevedevano a volte anche la benedizione dei bambini (primizia per eccellenza) seguiva la consumazione comunitaria del cibo, per lo più il pane nelle sue varie forme, sull' erba, davanti al sagrato della chiesa.

Etimologicamente la parola significa "Le ferie di Augusto": una festa in cui si celebrava il raccolto dei cereali, spostata da settembre ad Agosto dall' imperatore Augusto: il mese che portava il suo nome. I rituali prevedevano banchetti ed ogni sorta di eccesso, cui potevano prendere parte anche schiavi e serve, soprattutto al suo culmine, il 15 di agosto appunto. Occasione unica che vedeva l' abolizione delle classi sociali.

Bene ... oggi ognuno festeggia come crede, religiosamente o in forme più goderecce, ma tutto- grigliate di carne o pesce, fuochi artificiali, falò, altra "erba", processioni- tutto affonda le radici e le motivazioni in un passato più o meno lontano.

sabato 11 agosto 2007

La Notte delle streghe di Castel del Monte


Se nel periodo ferragostano vi trovate in Abruzzo e senza idee su come spendere le giornate feriali, la notte del 17 agosto potete fare una "camminata" a Castel del Monte, sulle pendici aquilane del Gran Sasso.

Nella suggestiva atmosfera notturna del borgo antico, si può assistere a “LA NOTTE DELLE STREGHE” manifestazione legata alla cultura popolare che vede, dal 1996, nella notte del 17 di agosto il ripetersi in forma teatrale dell’antico rito legato alla superstizione e alle credenze popolari, " Ru rite de re sette sporte".... “Qui un tempo non lontano si credeva alle streghe, e ce ne sono che ci credono ancora.
Quando una creatura si ammalava e il medico non ci capiva nulla e non c’era medicina per guarirla, subito si sospettava che le streghe di notte se la succhiavano. E stupidamente si credeva che le streghe entravano nella casa dal buco della chiave o dal tetto. I parenti, gli amici e i vicini, tenevano subito consiglio, e si deliberava che bisognava fare il giro del paese di notte e passare sotto sette sporti.
Il giro si faceva verso la mezzanotte quando le vie erano deserte, e la comare del battesimo doveva portare in braccio la creatura seguita da altre donne tutte in silenzio e, se pure si incontrava qualcuno non si doveva fare una parola, con tutto questo credevano di allontanare le streghe e far guarire la creatura. Si faceva anche in altro modo, si vegliava la creatura per otto o dieci notti, nell’ultima notte anche ad ora tarda si prendevano panni della creatura, si andava fuori dal paese dove due strade si incrociavano, e li si mettevano i panni sopra un pezzo di legno, si battevano fortemente e poi si bruciavano. Qualche volta capitava che la creatura si guariva, e si rafforzava la credenza nelle streghe..”


In pratica la manifestazione consiste in una rappresentazione teatrale itinerante nel cuore del borgo medioevale in puro dialetto castellano sulle antiche credenze popolari profondamente radicate nell'abruzzo montano.

P.S.
Il costo del biglietto è di € 5,00 e per i bambini fino a 12 anni di età la visione è gratis

mercoledì 8 agosto 2007

X Agosto - Notte di San Lorenzo

Ci avviciniamo alla notte di San Lorenzo, la notte delle stelle, appunto.
Semplicemente attesa con lo sguardo all' insù, aspettando speranzosi una stella cadente per esprimere un desiderio o festeggiata con i rituali tipici delle feste popolari: fuochi, spettacoli musicali, sagre ...

Oggettivamente, la nostra orbita incrocia le meteore delle Perseidi che noi chiamiamo stelle cadenti. La visione quest' anno sembra favorita dal novilunuio, soprattutto nelle notti del 12 e 13 , ma ... basta là ... preferisco affidare ulteriori considerazioni al nostro Esperto; io mi soffermo sugli aspetti della tradizione.
L'immaginario popolare considera le stelle cadenti, le lacrime effuse da San Lorenzo durante il martirio, ancora vaganti per l' Universo che eccezionalmente si posano sulla terra una volta l' anno, in occasione della ricorrenza del suo martirio per esaudire i nostri desideri.

Una delle feste popolari abruzzesi in onore di San Lorenzo è la sagra itinerante "Le notti di San Lorenzo" del 9, 10 e 11 Agosto che si svolge nel piccolo centro medievale di Pretoro (CH), giunta alla sua 12esima edizione.
E' un' occasione per gustare i piatti tipici, ammirare mostre di artigianato locale e fruire di eventi musicali e folkloristici, tra cui i musicisti celti, le danze popolari e quant' altro.
Chi vuole osservare la volta celeste può realizzarlo presso i centri di osservazione all' uopo allestiti presso il Castello e in zona Fontepalomba.
Questa la mappa dei percorsi e degli stand.

mercoledì 1 agosto 2007

Il Palio delle botti

Parliamo ell' antico "ludo de le botti" che si è appena concluso a Corropoli, in provincia di Teramo.

Le origini:
A partire dal Cinquecento, il lunedì della Pentecoste, i corropolesi erano soliti offrire botti di vino all'abate e vescovo del territorio che dimorava nell' Abazia Celestiniana sita presso il Colle di Mejulano.
Si trattava di una molteplice processione solenne che vedeva i rappresentanti delle varie contrade sfilare agghindati con i costumi delle feste, intorno ai carri trainati da buoi alla volta dell' abazia per offrire ai monaci botti di vino, barili di olio ed ogni altra sorta di mercanzia.

Poi, il piazzale erboso dell' abazia diventava teatro di giochi popolari dove le contrade si sfidavano; tra i partecipanti si annoverano anche i feudatari dell' epoca: ricordiamo tra i tanti, la duchessa Isabella Piccolmini D' Aragona e il duca Andrea Matteo III.

La rievocazione della Pentecoste celestiniana con i vari giochi fu interrotta nel 1800, molto probabilmente in seguito alla soppressione dell' Ordine Monastico Celestiniano scaturita dalle leggi napoleoniche.

La festa oggi
I corropolesi si sono riappropriati di questa antica tradizione, raccogliendo tutta la documentazione possibile, quindi hanno ripristinato Il Palio delle botti nel 1983, nei modi e nelle forme che ogni anno si possono ammirare.
I rituali del festeggiamento si sono svolti quest' anno dal 22 al 29 luglio; il ludo essenzialmente consiste in una sfida tra contradaioli che devono far rotolare a gruppi di 4 rappresentanti di ogni contrada, una botte di 70 kg, precedentemente marchiata, per un doppio percorso segnato nel centro storico.
Si aggiudica il palio chi arriva al traguardo nel minor tempo.
La manifestazione, dopo 10 anni dal ripristino, è stata ripresa dalle telecamere di SerenoVariabile, ha fatto parte della diretta televisiva per Telethon ed è stata commentata dai microfoni di Unomattina.
Infine, il piccolo centro di Corropoli si è fatto conoscere a livello nazionale, facendo partecipare i propri atleti vincitori a manifestazioni omonime che si svolgono in altre città: Buttrio (UD), Suvereto (LI).

martedì 31 luglio 2007

Sant' Andrea. C' era ... una volta

















Rischio di parafrasare quanto già egregiamente esposto da Epursimuove, ma un piccolo contributo personale, in ricordo di quello che questa grande festa è ed è stata, lo sento doveroso: non sono pescarese di nascita, ma la città di Pescara mi ha accolta come una tenerissima madre adottiva fin dalla mia prima infanzia, confondendomi tra i suoi figli legittimi. Qui sono cresciuta, realizzandomi nella vita privata e e in quella lavorativa.

Ho conosciuto la gente di mare molto da vicino e fin dagli ultimi anni "50 ho potuto toccare con mano i momenti forti di questa festa. I protagonisti del mare la idearono in onore del loro Protettore, facendo emergere i forti vincoli di appartenenza ad un gruppo ben coeso.

Tutto è stato tenacemente voluto dalla gente del mare: non solo i festeggiamenti, ma anche l' ubicazione del Santo: dalla prima piccola chiesa all' attuale parrocchia sita in via del Concilio, nel senso che tutto è nato dal loro contributo voluto, concreto e continuativo.

Per quello che ho appreso da fonti orali, il primo comitato della festa di Sant' Andrea, era costituito dai "parzinevoli" più facoltosi (proprietari di barche) ; il rispetto o, se vogliamo, quel senso di sudditanza che incutevano tra i più semplici ma non meno valorosi marinai, era garanzia della riuscita dell' organizzazione stessa [della serie: dove ci sta troppe alle, n' nzi fa mai jurne (dove ci sono troppi galli non si fa mai giorno)].

I giochi acquatici hanno fatto a lungo da padroni: mi riferisco alla gara dei battelli e della cuccagna.
Una moltitudine appassionata, incurante delle sferzate roventi dei raggi del sole, gremiva le due sponde del fiume Pescara: ogni gruppo incitava e tesseva le lodi del suo rappresentante. Gli equipaggi dei battelli, cercavano strenuamente di neutralizzare la corrente per guadagnarsi lo stendardo della vittoria, tra il proclamo e lo scroscio degli applausi.
La cuccagna: il sorteggio della barca, il posizionamento
, la decisione dell' ordine tra i concorrenti per la risalita del palo, erano uno spettacolo nello spettacolo.
Il premio per il vincitore: una bottiglia di liquore o un indumento, correggetemi se sbaglio...
Ma non erano i premi, puramente simbolici, a giustificare le ripetute cadute nelle acque gelide e i colpi inflitti dal palo stesso durante la caduta. La tenacia, il coraggio, il vigore autentico, la gratificazione nel compiacere amici, parenti e cittadinanza: queste erano le motivazioni.

Questi giochi li ho ammirati fino agli anni '70, poi lentamente e inesorabilmente si sono conclusi, unitamente alla gara dei sacchi e alla 'corse de li maccarune', a testimonianza del tramonto di un periodo socio-economico e culturale post bellico.

Il perché e il percome di questo declino, non è semplice da esprimere in poche parole, mi limito a considerare che i cambiamenti epocali, con tutte le variabili annesse e connesse hanno modificato anche le attrattive e le modalità del divertimento.

Resta da difendere e trasmettere alle nuove generazioni quello che di una tradizione resta, magari arricchita di nuovi valori, nei modi descritti da fraNcesco: partecipazione attiva e coinvolgimento emotivo.

lunedì 30 luglio 2007

Note sull'aereo della festa

E i giornali parlano di botti non autorizzati...
Io credo che il volo non era autorizzato a sorvolare un'area dove a memoria d'uomo è sempre stata cosi nell'ultima domenica di Luglio.

Non fatelo tornare solo

Ormai si festeggiano le "memorie" di altri Paesi, le tradizioni stanno scomparendo. Ieri faceva caldo, gente al mare, o a casa con i soliti mille impegni. E' stato un mio dovere andarci sotto il sole, e ci sono andato.
Non fatelo tornare solo è la voce dello speaker: non è tornato da solo ma eravamo poche persone.
Un popolo senza rispetto per le tradizioni è un popolo destinato a soccombere.
Gli spari pirotecnici avvisano la città in tutte le fasi della manifestazione. Avvisano una città che dorme o sta al mare! Mi chiedo come si può essere insensibili a questo richiamo che inizia alle 8... insensibile non è stato un aereo proveniente da chissà quale Paese costretto ad effettuare una violenta cabrata... beh loro (i passeggeri dell'aereo) forse sono quelli che ricorderanno meglio questa tradizione.
Dal peschereccio è uscito il nostro sindaco, con il figlio e la fascia tricolore in mano, mi ha salutato con un buongiorno, io non l'ho considerato e non gli ho risposto. Avversità alle istituzioni. Ma questa volta ho sbagliato e questo episodio mi ha sbiadito la giornata.
Stanotte molto probabilmente andrò ad aiutare (senza compenso) a preparare/vendere il pesce fritto, anche questa è una tradizione. Non fatelo tornare solo.

domenica 24 giugno 2007

Il solstizio d' estate e la festa di S. Giovanni

21 giugno, solstizio d' estate: giorno in cui il dì è il più lungo dell' anno e la notte la più breve.
Sembra che il sole abbia fermato la sua corsa, per donarci a profusione giorni di luce e di calore: nel suo moto apparente sorge e tramonta nella stessa posizione rispetto all' orizzonte, fino al 24 giugno, giorno in cui riprende la sua normale andatura.

La nostra corsa quotidiana ci assorbe al punto tale da impedirci di notare la luce così tersa che permea il cielo e tutto quanto ci circonda in questi giorni di giugno; gli stessi tramonti sono traboccanti di luce fino all' ultimo istante.
Tutto ciò non era sfuggito all' occhio vigile delle generazioni precristiane le quali celebravano il trionfo del Sole, fonte di vita e di benessere, con ogni sorta di ritualità e magia, soprattutto la notte del 23 giugno fino all' alba.

La chiesa il 24 giugno celebra la natività di San Giovanni Battista, ultimo profeta e precursore della Luce del mondo, di sei mesi maggiore di Cristo.
Le celebrazioni del Sole sono lentamente diventate, per i popoli cristiani, i festeggiamenti in onore di San Giovanni, in cui convivono sacro e profano. In Abruzzo, fino a pochi decenni or sono, si accendevano nelle campagne enormi fuochi, i falò di San Giovanni appunto, che duravano fino all' alba, per cedere il posto al sole, il falò per eccellenza, principio di fecondità. Le ceneri venivano cosparse per i campi, per purificare la terra e propiziare un buon raccolto.Altro rito frequente era quello di lavarsi con l' acqua di 7 fonti (numero simbolico ricorrente nelle Scritture) per incontrare il sole: a mezzogiorno infatti,alle ore 13.00 dell' ora legale, i raggi sono allo Zenit, le ombre scompaiono e il sole 'si specchia' nei pozzi e nelle sorgenti.
Comunque le celebrazioni continuano ancora oggi nelle regioni e nel mondo.


Poche parole per San Giovanni Battista, limitate al profilo umano: coraggio, ardore, coerenza, a tutti i costi, fino alla morte ordinata da Erode Antipa.
La sua parola colpisce e scuote, punta il dito contro falsità ed ipocrisia.
Durante la sua predicazione non esitò ad accusare pubblicamente di adulterio il re Erode Antipa e la cognata Erodiade, ben consapevole dei rischi che ciò avrebbe comportato. Infatti, durante un banchetto, Erodiade e la figlia Salomé, ordirono un inganno che indusse il re a richiedere la decollazione del Battista, la cui testa fu portata a Salomé su un vassoio d' argento, come da lei richiesto.

lunedì 11 giugno 2007

La benedizione del pane di Sant' Antonio

Siamo a Serramonacesca(PE), località di origine longobarda.
Il paesello disteso nel cuore del Parco Nazionale della Maiella, costituisce lo scenario di un antico rito: la benedizione del Pane di S. Antonio di Padova che avviene il 12 giugno, alla vigilia della festa del Santo Patrono.
Anticamente per questa festa, si lasciava lievitare naturalmente la farina del grano raccolto e trebbiato in un' aia prescelta; il grano stesso era frutto di una questua realizzata durante la mietitura.
Alla vigilia della festa del Patrono il pane veniva e viene ancora oggi trasportato in chiesa dalle ragazze del paese, vestite con i tipici costumi abruzzesi; le pagnotte sono situate in canestri posti sul capo, destinati alla benedizione e alla distribuzione casa per casa e ai passanti e consumato comunitariamente.

La festa del pane affonda le radici in una sacralità antica che il popolo di Serra vuole rivivere in questo giorno, riappropriandosi del fascino dell' alimento povero per eccellenza, arricchito nel corso dei secoli di valori simbolici aggiunti.

domenica 20 maggio 2007

I banderesi - Bucchianico (CH)

Oggi, corteo storico dei Banderesi a Bucchianico.

Si tratta di una festa popolare; religiosa e civile ad un tempo.
Essa rievoca la singolare sconfitta inflitta dal piccolo popolo bucchianichese alla più grande e militarmente più forte Teate (Chieti).

Il fatto risale al periodo comunale dell' Abruzzo Medioevale (1300 circa), allorquando Teate cercò di sottomettere alla propria giurisdizione, la vicina Bucchianico, schierando le sue truppe lungo la valle del fiume Alento.


La popolazione sparsa nei casali, si rifugiò dentro le mura comunali trasportando viveri e vettovaglie con i carri trainati da buoi; anche le donne collaborarono trasportando utensili vari con cesti posti sul capo.


Il colpo di scena non si fece attendere: Sant' Urbano, protettore di Bucchianico, comparve in sogno al Sergentiere (capitano delle truppe comunali) suggerendogli uno stratagemma:
armare gli uomini di corazze e pennacchi variopinti e farli girare in un movimento continuo a serpentina intorno alle mura.
L' effetto ottico avrebbe dato l' impressionedi un grande esercito, magari venuto in aiuto al piccolo borgo durante la notte.


Così fu ... i teatini caddero nel tranello ritirando pacificamente le proprie milizie.

I rituali della festa sono complessi e ricchi di folklore e di significati allegorici; essi scandiscono dal 20 al 26 maggio i vari momenti rievocativi.