
Cassiopea, splendida divinità marina. Una delle tante, altrettanto belle, figlie di Nereo. Cassiopea si sposa e diventa regina di Etiopia. Ma non le basta. Non sopporta di non primeggiare sempre e comunque, su tutto. La sua vanità le corrode l'anima, le turba i rapporti, le annebbia la vista. Anche la figlia, Andromeda è molto bella, forse troppo per il cuore duro e bisognoso di Cassiopea che riversa su di lei la sua vanità ferita. Un giorno esplode: Andromeda (non più figlia, ma proiezione dell'ego smisurato della madre) è la più bella, l'unica. Poseidone, iroso dio del mare, sa che non deve lasciar crescere sentimenti così forti, assoluti. Deve porvi un freno, ma è difficile, la vanità è come un fiume in piena, cieco e sordo. Nessuno osa intervenire, nemmeno il marito di Cassiopea, Cefeo, re d'Etiopia. Unica soluzione scatenare un sentimento altrettanto bestiale: un mostro. Poseidone manda un serpente enorme che devasta il regno e terrorizza e divora i suoi abitanti. Ora Cefeo non può non agire, il suo regno sta morendo. Consulta un oracolo che gli rivela la soluzione, altrettanto bestiale: deve sacrificare la figlia, legarla nuda ad uno scoglio e offrirla al dio. Cefeo ubbidisce. Andromeda ubbidisce. Cassiopea non capisce. Non capirà mai. Nemmeno quando un dio-eroe Perseo, si offre di salvare la ragazza e il regno in cambio della possibilità di sposarla. Cassiopea lascerà che Perseo salvi la situazione e poi scatenerà una guerra per impedire le nozze. Ma Perseo, ha le doti magiche giuste: estrae la testa di Medusa. Cassiopea diventa una statua inerte. Vuota e fredda come la vanità.
mercoledì 23 luglio 2008
la fissità della vanità
Scritto da
marica
3
Commenti
sabato 16 febbraio 2008
Orfeo ed Euridice
Ho sempre detto di non amare le feste convenzionali; quelle del 14 febbraio e dell' 8 marzo in particolare, le farei passare decisamente sotto silenzio.
Comunque una riflessione sull' amore, o meglio su un amore mitologico che mi ha sempre commosso da quando ne sono venuta a conoscenza, vorrei condividerla.
E quale amore ...
Orfeo musico e poeta, scende negli regno degli inferi, deciso a riportare in vita l' amata Euridice.
La sua poesia e il suo canto sono all' ennesima potenza: riesce a commuovere le Erinni, a convincere Caronte, a placare i perfidi avvoltoi, a sedare le ire dei dannati che lo ghermivano.
Eccolo finalmente al cospetto dei sovrani infernali: Plutone e Proserpina ai quali pietosamente porge la sua estrema richiesta. Il re lo dissuade dalla sua drammatica impresa con parole dure, ma oneste:
- Di qui nessuno può tornare nel mondo dei vivi.
Proserpina sembra la più buona e la più umana, l' unica che si muove a compassione:
- Lei ti seguirà mentre tu continuerai a cantare e a suonare la tua lira, badando di non voltarti, altrimenti la perderai per sempre.
Ma Orfeo, proprio alla soglia della luce, si volta e perde nuovamente e per sempre la sua Euridice.
Fu debolezza la sua? Certo che no.
Fu pura humànitas e ben lo sapeva la perfida Proserpina; sapeva che le condizioni da lei imposte sarebbero state umanamente impossibili.
Poetare e cantare sono atti creativi e profondi: dove avrebbe trovato l' ispirazione il disperato, tenero e coraggioso Orfeo se non nell' amata Euridice? Se non si fosse voltato, non avrebbe più cantato ...
La mia riflessione prende spunto dalle considerazioni di F. Blezza nella sua ben più complessa analisi in chiave attuale del mito di Orfeo.
Scritto da
Graziana
3
Commenti
Etichetta: * Graziana, Considerazioni, Mitologia