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giovedì 19 giugno 2008

“ Cinquant’anni fa si sentiva la gente cantare. La gente comune ha smesso di cantare. L’ha osservato questo?”

Mario Rigoni Stern
Nemico: una parola assente

"Il nemico è una parola che non uso. Nel Sergente nella neve la parola "nemico" non c'è: parlo di "russi", dico "loro" ma "nemico" mai. Per me quelli non erano nemici: quando ero in Grecia o sul fronte francese o in Russia non li consideravo nemici. Il nemico bisogna conoscerlo, bisogna sapere cosa ti ha fatto. Il nemico è uno che ti ha offeso o uno che ti ha fatto del male. Ma loro non mi avevano fatto niente, non mi avevano offeso e allora la parola nemico nei miei libri non c'è."

L'assenza di una parola è segno di una poetica. Nei racconti di Mario Rigoni Stern il silenzio del nemico svela una dimensione umana e disegna i contorni di un immaginario. Per uno scrittore, che dei ricordi di guerra ha fatto uno dei fulcri della propria scrittura, il nemico non esiste. Per l'uomo di neve, che ha raccontato la drammatica ritirata di Russia dei soldati italiani (e tedeschi), il dialogo con l'altro inizia con rispetto, generosità e comprensione. Il nemico, mi dice, è un "termine relativo": il suo significato cambia "a seconda delle prospettive". Durante la guerra in Albania per esempio i nemici "erano quelli che ci avevano mandato a fare la guerra", come aveva già ricordato in un'altra occasione.

Ai nemici si può chiedere permesso: durante la ritirata di Russia (Il sergente nella neve)
il sergente maggiore Rigoni chiede di entrare in un'isba, si siede a tavola e condivide con i russi una zuppa. E' un momento rallentato, di magica sospensione.

"E' stata una cosa naturale in quanto non erano nemici: erano persone che stavano mangiando perché avevano fame e io sono entrato a chiedere del cibo e me lo hanno dato. Una cosa molto semplice da spiegare. Me lo ha fatto notare un mio amico che era insegnante in un liceo e che leggeva ogni anno (alla fine del quarto anno) il Sergente e che si è accorto di una cosa molto semplice. Si è accorto che ho scritto: "Busso ed entro". Il fatto sta in quel "busso", perché io ho chiesto di entrare come si fa in una casa di un vicino o di una persona comune: si bussa e si chiede il permesso. E dal momento che si chiede il permesso uno non entra per far del male o per far violenza. Se entra chiedendo permesso entra per essere ospite. Loro lo hanno capito. Sono entrato solo per chiedere qualcosa: ho chiesto da mangiare. E la signora, una giovane sposa russa, ha preso un mestolo di minestra dalla stessa pignatta dove mangiavano i russi e me lo ha dato. Ho ringraziato, ho salutato e sono uscito"

Semplicità, verità e coraggio. Grazie Mario.








giovedì 8 novembre 2007

Le cose che ho imparato nella vita

"Le cose che ho imparato nella vita"

Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:

-Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà. E per questo, bisognerà che tu la perdoni.
-Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.
-Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
-Che le circostanze e l'ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.
-Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti,o essi controlleranno te.
-Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.
-Che la pazienza richiede molta pratica.
-Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.
-Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando
cadrai,è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
-Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che
non ti ami con tutto se stesso.
-Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze:sarebbe una tragedia se lo credesse.
-Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
-Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
-Forse Dio vuole che incontriamo un po' di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.
-Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
-La miglior specie d'amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.
-È vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
-Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un'ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
-Non cercare le apparenze, possono ingannare.
-Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.

-Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.
-Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
-Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!
-Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
-Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.
-Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
-Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
-L'amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con un the.
-Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e tuoi dolori.
-Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.
Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l'unico che sorride
e ognuno intorno a te piange.
Paulo Coelho



Forse un po' scontato, mah ... ho voluto condividere questa mia rilettura di vecchie righe annotate tempo fa ... semplicemente mi aiutano a riallacciare i contatti con il blog.
Saluti

giovedì 4 ottobre 2007

Il cantico delle creature



A te solo Buon Signore
Si confanno gloria e onore
A Te ogni laude et benedizione
A Te solo si confanno
Che l’altissimo Tu sei
E null’omo degno è
Te mentovare.
Si laudato Mio Signore
Con le Tue creature
Specialmente Frate Sole
E la sua luce.
Tu ci illumini di lui
Che è bellezza e splendore
Di Te Altissimo Signore
Porta il segno.
Si laudato Mio Signore
Per sorelle Luna e Stelle
Che Tu in cielo le hai formate
Chiare e belle.
Si laudato per Frate Vento
Aria, nuvole e maltempo
Che alle Tue creature dan sostentamento.
Si laudato Mio Signore
Per sorella nostra Acqua
Ella è casta, molto utile
E preziosa.
Si laudato per Frate Foco
Che ci illumina la notte
Ed è bello, giocondo
E robusto e forte.
Si laudato Mio Signore
Per la nostra Madre Terra
Ella è che ci sostenta
E ci governa
Si laudato Mio Signore
Vari frutti lei produce
Molti fiori coloriti
E verde l’erba.
Si laudato per coloro
Che perdonano per il Tuo amore
Sopportando infermità
E tribolazione
E beati sian coloro
Che cammineranno in pace
Che da Te Buon Signore
Avran corona.
Si laudato Mio Signore
Per la Morte Corporale
Chè da lei nesun che vive
Può scappare
E beati saran quelli
nella Tua volontà
che Sorella Morte
non gli farà male

Interpretazione del Cantico delle creature di S. Francesco d' Assisi a cura di Angelo Branduardi

lunedì 17 settembre 2007

金閣寺 Kinkaku-ji

Sono stato sempre appassionato del Giappone, il primo libro che lessi fu di Yukio Mishima, Kinkaku-ji ovvero il Padiglione d'oro. Racconta la decadenza del suo Paese, della forte occupazione occidentale e della perdita delle tradizioni. Ovviamente in chiave metaforica.
Fu praticamente il più grande scrittore giapponese del dopoguerra.
Yukio si oppose sempre alla perdita delle tradizioni del suo Paese, arrivò a formare un esercito privato.
Si uccise secondo il rituale del Seppuku presso una caserma.
Come spesso accade Mishima era più famoso all'estero che in Giappone. Come spesso accade ho letto altri libri suoi.

martedì 28 agosto 2007

La giornalista

Anna Politkovskaya, una vera giornalista. Ieri sono stati arrestati in Russia chi si presume sia stato a non farla scrivere più. Molto strana la vicenda, ci sono molte cose che non tornano in questa storia. Ho "conosciuto" Anna solo quando ha smesso di scrivere...purtroppo. Credo che la verità assoluta sulla sua scomparsa possa cercarla, se esiste, solo una sua erede. E se questa persona non dovesse esistere, accontentiamoci degli articoli dei giornalisti che abbiamo, e fra la notizia di un politico che litiga con la moglie e quella di un giocatore stitico qualcosa ci si potrà trovare: Il nulla!

mercoledì 4 luglio 2007

La guida

Come nella vita reale, e quindi anche nel blog, è trascurato. Lavoro difficile dietro le quinte,quasi sempre all'ombra. Insostituibile consigliere di una madre. Si preoccupa più di tutti dei propri figli, ma il suo ruolo lo vuole solo forte e insensibile. E nell'ombra agisce,rinuncia,inventa. Come un sole sempre presente, ma mai visibile. Ma quando tramonta ti accorgi di sentire un freddo terribile e cerchi solo di non cadere nel buio lasciato.

venerdì 29 giugno 2007

Il vecchio Young (video)

Dopo aver letto cos'aveva da dire il vecchio Neil Young potete ammirarlo in azione:

mercoledì 27 giugno 2007

Il vecchio Young

Sono armonico.
Sono elettrico.
Sono acustico.
Mi hanno definito menestrello folk, pietra miliare del rock, malinconico cantautore country.
Qualcuno addirittura mi vede come un ispirato artista che con la sua musica esprime l'altrimenti indescrivibile dramma della malattia e della tossicodipendenza...

Ma io non faccio altro che suonare e cantare.
Io cavalco i suoni della mia chitarra e mi perdo negli assoli che non vorrei smettere mai.
La mia musica è come rotolarsi per terra per liberare l'energia in eccesso o piangere senza sapere bene perché. E' lo sfogo di un uomo che ha molte cose da dire ma sa che non ci sono modi per esprimerle.

Adesso quando suono mi viene il sorriso di chi ha finalmente capito. Ma è un sorriso amaro perché era meglio non sapere, non rendersi conto che certe cose non cambieranno mai...

Neil Young, signori, continua a suonare. Perché non sa fare altro, perché non c'è nient'altro da fare.

domenica 24 giugno 2007

Il solstizio d' estate e la festa di S. Giovanni

21 giugno, solstizio d' estate: giorno in cui il dì è il più lungo dell' anno e la notte la più breve.
Sembra che il sole abbia fermato la sua corsa, per donarci a profusione giorni di luce e di calore: nel suo moto apparente sorge e tramonta nella stessa posizione rispetto all' orizzonte, fino al 24 giugno, giorno in cui riprende la sua normale andatura.

La nostra corsa quotidiana ci assorbe al punto tale da impedirci di notare la luce così tersa che permea il cielo e tutto quanto ci circonda in questi giorni di giugno; gli stessi tramonti sono traboccanti di luce fino all' ultimo istante.
Tutto ciò non era sfuggito all' occhio vigile delle generazioni precristiane le quali celebravano il trionfo del Sole, fonte di vita e di benessere, con ogni sorta di ritualità e magia, soprattutto la notte del 23 giugno fino all' alba.

La chiesa il 24 giugno celebra la natività di San Giovanni Battista, ultimo profeta e precursore della Luce del mondo, di sei mesi maggiore di Cristo.
Le celebrazioni del Sole sono lentamente diventate, per i popoli cristiani, i festeggiamenti in onore di San Giovanni, in cui convivono sacro e profano. In Abruzzo, fino a pochi decenni or sono, si accendevano nelle campagne enormi fuochi, i falò di San Giovanni appunto, che duravano fino all' alba, per cedere il posto al sole, il falò per eccellenza, principio di fecondità. Le ceneri venivano cosparse per i campi, per purificare la terra e propiziare un buon raccolto.Altro rito frequente era quello di lavarsi con l' acqua di 7 fonti (numero simbolico ricorrente nelle Scritture) per incontrare il sole: a mezzogiorno infatti,alle ore 13.00 dell' ora legale, i raggi sono allo Zenit, le ombre scompaiono e il sole 'si specchia' nei pozzi e nelle sorgenti.
Comunque le celebrazioni continuano ancora oggi nelle regioni e nel mondo.


Poche parole per San Giovanni Battista, limitate al profilo umano: coraggio, ardore, coerenza, a tutti i costi, fino alla morte ordinata da Erode Antipa.
La sua parola colpisce e scuote, punta il dito contro falsità ed ipocrisia.
Durante la sua predicazione non esitò ad accusare pubblicamente di adulterio il re Erode Antipa e la cognata Erodiade, ben consapevole dei rischi che ciò avrebbe comportato. Infatti, durante un banchetto, Erodiade e la figlia Salomé, ordirono un inganno che indusse il re a richiedere la decollazione del Battista, la cui testa fu portata a Salomé su un vassoio d' argento, come da lei richiesto.

mercoledì 13 giugno 2007

Il Santo del mondo


In questo mondo dove si pensa di ottenere tutto con una mangiata di click o di banconote, può sembrare strano postare un qualcosa di questo personaggio. Rispettato da tutti i credi religiosi, presente in tutti i luoghi di culto, oggi è la sua festa e mi duole tanto non essere a Padova.
Un incontro che risale al 1999, un incontro molto importante. Ovviamente quando non c'è il romantico rumore delle banconote, nel nostro bel paese non se ne parla. Sono stato nella città veneta il 13 giugno due o tre volte...non ricordo... mi impressionò che un evento del genere fosse trascurato dai media. Oggi penso che Padova, non ha bisogno di nuovi turisti, la città è già ricca, si preferisce puntare su altro. E cosi che si trascura il Santo che ha milioni di devoti in tutti i posti del mondo, veramente tutti. Mai visto una babele come li a Padova. Africani, italiani, americani sudamericani, australiani , europei... tutti senza fanatismo, tutti contenti solo di esserci come lo ero io. Ieri stavo vedendo History Channel, che parlava di Caravaggio...notai un particolare deludente: tutti i documentari sulla nostra Storia sono fatti da inglesi o americani, gente che passeggiando per Roma parla inglese e racconta entusiasta la nostra storia. Mi ricordai di Benigni e il suo record di ascoltatori quando parlò della Divina Commedia. Penso che qualche potere voglia farci dimenticare la nostra storia, la nostra arte, il nostro essere italiani. Ritornando al Santo, che pur essendo portoghese, amò l'Italia, essendo io un suo devoto ammiratore, nonchè amico, vorrei invitarlo a farci ritrovare il nostro essere italiani...fra le tante cose , lui, è colui che fà ritrovare le cose perse. E di cose perse ne abbiamo le tasche piene.
Per concludere questo "strano" post inviterei i lettori a leggere qualcosa su questo grande personaggio.
W il 13 Giugno.

domenica 20 maggio 2007

Il nostro Ovidio

Guardate un pò chi ho trovato! Ovidio, allegorico sulmonese del 43 a.c.

"Io non avrei il coraggio di difendere costumi disonesti e di impugnare armi ingannatrici in difesa delle mie colpe. Anzi, confesso, se confessare i peccati può in qualche modo giovare; ma ora, dopo la confessione, ricado come un insensato nelle mie colpe"

Metamorfosi, in 15 libri di esametri. Il capolavoro di Ovidio, ultimato poco prima dell'esilio, contiene più di 200 favole di trasformazioni, dal Caos all'apoteosi di Cesare e Augusto. Vi si trova tutta la storia mitica del mondo, ma riorganizzata da Ovidio in una serie di racconti continuati. Il criterio generale di compilazione segue l'ordine cronologico, ma molto spesso Ovidio introduce eventi anteriori al fatto narrato o posteriori, collega le storie in base a rapporti familiari, elabora i racconti secondo affinità o diversità. Insomma si tratta di un racconto mosso e articolato, talvolta al limite dell'artificio, che mostra l'abilità stupefacente del poeta di legare tra di loro storie che apparentemente non hanno un filo logico comune. L'unico principio unificatore è la metamorfosi. Tra gli strumenti adottati dal poeta vi è il racconto nel racconto, grazie al quale il poeta trasforma i personaggi "narrati" in personaggi "narranti" che raccontano vicende proprie o altrui. Ecco qui un estratto...me lo sento vicino, Sulmona è a pochi Km da qui.

A narrare il mutare delle forme in corpi nuovi mi spinge l'estro. O dei, se vostre sono queste metamorfosi, ispirate il mio disegno, così che il canto dalle originidel mondo si snodi ininterrotto sino ai miei giorni.Prima del mare, della terra e del cielo, che tutto copre,unico era il volto della natura in tutto l'universo,quello che è detto Caos, mole informe e confusa,non più che materia inerte, una congerie di germi differenti di cose mal combinate fra loro.

Tutto questo l'ho trovato su wikipedia, che da sola vale l'accesso ad Internet

lunedì 16 aprile 2007

Totò e il blog

Un omaggio al comico per eccellenza, che ha fatto ridere e divertire generazioni fino a quando ci sarà qualche italiano.
Tipico italiano senza tempo , con i nostri difetti e con i nostri pregi.
Ogni volta che viene replicato in tv, cerco di vederlo.
Inimitabile e sempre sorprendente!

domenica 15 aprile 2007

Senna mi cambiò la vita

Questa mattina ho rivisto la storia di Senna.
Mi ricordo che prima di vedere quel fatale incidente ad Imola, consideravo il Brasile come privo di qualsiasi cosa che mi potesse interessare.
Ricordo l'incidente , l'elicottero sulla pista, la processione dei brasiliani all'ospedale.
Piansi, quando venni a sapere che un aereo brasiliano era venuto di proposito a riprendere il corpo del pilota. Mi innamorai del Brasile, in quell'istante e quando vidi due milioni di persone che lo aspettavano, tre giorni di lutto, il Maracanà con i giocatori in ginocchio, mi convinsi che dentro di me c'era qualcosa di brasiliano.
Imparai la lingua, amai una brasiliana e amo questo popolo e quella terra che mi fanno sentire in fondo nell'anima sempre un bambino.
Grazie Senna, ou melhor... Obrigado Senna.

domenica 1 aprile 2007

NOTTE STELLATA, ovvero, ASCOLTANDO VAN GOGH

" Ho composto questo quadro nel 1889, mentre ero ricoverato nell' ospedale di Saint-Rémy. Lo chiamo ospedale, in realtà era una casa di cura, meglio ancora, un manicomio.

... Mi hanno sempre definito e considerato un pazzo.
Ma se essere pieni di ardore, di passionalità, di sentimenti puri e intensi vuol dire pazzia, ebbene sì, sono fiero di definirmi tale anche oggi che le mie opere fanno bella mostra nei musei più famosi!

Vedo che la satmpa di questo dipinto è diffusissima, è persino assunto come avatar nei profili personali dei weblog. - si dice così?!? - La cosa mi lusinga non poco, spero solo di non essere diventato un luogo comune ...

Ma dimmi un po': lo avrai capito che la "Notte stellata" l' ho tatuata di tutto il mio essere ...

Dopo aver contemplato a lungo quel cielo di prima estate, ed essermi ritirato nella stanza, mi sono messo all' opera concitatamente carico di pathos.
In quel cielo e in quella terra ho letteralmente rovesciato me stesso, con immediatezza e ardore; avevo bisogno di alleggerire la tensione che prepotente e impietosa mi pulsava dentro.
Andavo alla ricerca si qualcosa che neppure io sapevo definire, qualcosa di irrgiungibile, smisuratamente più grande di me. Così ho fatto arte, quasi senza accorgermene...

Ho capito ... sei catturata da quelle inquiete e nere lingue di fuoco tese verso il cielo quasi a lambirlo ... Anche a me sono tanto cari gli alberi, soprattutto i cipressi svettanti verso l' alto, obelischi palpitanti che condividono con me il supremo anelito verso quella vetta irraggiungibile; quel cipresso è il mediatore tra cielo e terra.
E' saldo: incarnato e situato, ma si spinge lassù ... quella è la sua meta. Lui solo condivide con me questa tensione.

Ora guardala bene quella volta celeste ... No, non soffermarti sui colori che pur' io amo moltissimo; cerca di andare oltre, cerca di penetrare l' essenza che questi colori esprimono e comunicano: mi piace troppo essere compreso...

Quel cielo ha una vitalità fantastica; astri, galassie, nuvole: tutto è stupendamente vivo;tutto si muove in perfetta armonia e serena letizia, in una circolarità eterna, senza principio e senza fine: a quella realtà aspiro...
La tranquillità soporosa della terra, quella la sento indifferente, estranea, lontana, sorda, spesso ostile..."

E' una simulazione, una sorta di gioco di ruolo: entro nel personaggio e lo interpreto, senza trascurare gli elementi oggettivi di studio.

Il role playing, affiancando le metodiche tradizionali, può diventare una forma di costruzione attiva e motivante del sapere ; acquistare una valenza formativa non indifferente in una simulazione di gruppo, in cui la persona mette in gioco conoscenze ed emozioni, scoprendo e facendo scoprire parti del sé di cui molto spesso non è nemmeno consapevole.

P.S.
Lascio un commento al post del bullismo

lunedì 19 marzo 2007

Saint Patrick's Day....week

Anche se con ritardo (17 Marzo) , vorrei ricordarvi un Personaggio molto amato dagli irlandesi: San Patrizio.
San Patrizio non era irlandese, ma scozzese, fu catturato da pirati irlandesi e fu fatto schiavo. Anche in queste circostanze amò il popolo irlandese e tornò nell'isola per diffondere la Fede. Il trifoglio che rappresenta l'Irlanda non è altro che la spiegazione che Patrizio dette ai pagani irlandesi per spiegare loro la Trinità. Si narra che lui ricevette la visita di un angelo che gli chiese cosa volesse di più, e lui rispose: la salvezza degli irlandesi.

Mi rammarico che il nostro Santo Patrono non sia festeggiato, le nostre tradizioni e credenze non sono rispettate. E nei pub festeggiamo Saint Patrick e lasciamo Francesco ad un corso di inglese incuranti del fatto che lui riusci a parlare con gli animali, ma non con i nostri politici.

domenica 11 febbraio 2007

Il vero Re

Olav V , re di Norvegia. Durante l'ultima guerra mondiale, da erede al trono, organizzò, con il governo norvegese in esilio a Londra, la difesa della Norvegia dalle truppe tedesche. Nel '57 divenne re succedendo al padre. Da re dimostrò che tipo era: guidava la macchina e partiva da solo fra i propri sudditi. Nella foto accanto, è ritratto Olav in un autobus, siamo nel '73 in piena crisi energetica. Lui, non potendo prendere la propria auto e desideroso di andare a sciare, prende l'autobus. Il controllore ovviamente lo riconosce e davanti alla richiesta del re di pagare il biglietto, gli risponde che il resto dell'autobus ha pagato per lui. Una volta un giornalista gli chiese se avesse paura ad andare in giro da solo e senza scorta, lui gli rispose: Non ho di certo paura, ho 4 milioni di bodyguardes.
Nel gannaio '91 andò via, ricordo che i telegiornali italiani ne parlarono in pochi minuti, poichè un altro tipo di re aveva inaugurato la guerra del golfo. Qui da noi non se parlò. In Norvegia il lutto fu molto forte. Bisogna conoscere la Norvegia per capire Olav.
Per noi è difficile capire, poichè il nostro ex re.......