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mercoledì 27 gennaio 2010

I giorni della merla

Salve gente...

Il freddo di questi giorni mi fa pensare a voi tutti:
a fraNcesco in primis, che immagino gongolante nelle temperature polari, tanto attese ed amate, mentre io mi conforto nel plaid;
al nostro metereologo di fiducia, delle cui previsioni, con o senza blog, sento la mancanza.

E poi ... a tutti noialtri, alle nostre interazioni, al nostro dissertare sui cambiamenti climatici, sull' ancoraggio alle tradizioni ...

I giorni della merla devono ancora arrivare in verità, 29 30 e 31 gennaio,
(oggi è altra Ricorrenza) ma il freddo mi sembra così pungente che forse quei giorni sono in anticipo ...

Narra la leggenda che una coppia di merli con i loro merlottini (al tempo erano bianchi), si rifugiarono in un comignolo in cerca di tepore. Vi rimasero tre giorni, fino a quando le temperature tornarono a livelli tollerabili, ma ... erano diventati neri, neri come la fuliggine che li aveva avvolti...

Da quel giorno tutti i merli furono neri, in memoria dei giorni più rigidi dell'anno.

Scorro con tenerezza le leggende popolari; lo so, non c' è nulla di oggettivo, ma indubbiamente un briciolo di verità lo racchiudono...

Carissimi, che dire ... la tastiera ha guidato le mie mani .... il mio pensiero è onirico ...

Il freddo, i giorni della merla .... un infantile pretesto per incontrarvi: è troppo tardi per augurarvi la realizzazione dei vostri sogni?
Già ... perché "il futuro appartiene a chi crede nella bellezza dei propri sogni".

Una vigorosa stretta di mano
Graziana

domenica 12 luglio 2009

Il tempo, ovvero, Gli orologi molli

Quale sarà mai il messaggio che si cela dietro questi surreali orologi molli, quasi liquefatti..
A ben dire, uno solo conserva la sua forma originaria, ma è irrimediabilmente assalito da una nuvola di formiche che ne sta compromettendo gli ingranaggi: il regolarissimo battito dei loro cuori è sospeso; non più ordinatori di attimi, minuti, ore, dì, notte, giorno ... il ciclo perpetuo da loro scandito, sembra essere stato sottratto alla loro essenza..

Probabilmente Salvador Dalì voleva sancire il primato del tempo vissuto sul tempo meccanico che esiste fuori di noi; il nostro tempo è situato e incarnato nelle nostre vite; esso sfugge alla somma di unità temporali.

Potrei avere tre ore di pausa, nella quale realizzare una serie di obiettivi concretizzati dal mio agire; tra essi potrebbe esserci una semplice telefonata, ma ahimé, non la realizzo; non c' è disposizione d' animo ad una conversazione spensierata, se hai qualcosa che ti opprime.
"Grazià, mo, non mi stare a raccontare che in un giorno, in una settimana, in un mese, non hai tempo per una telefonata. Basta riflettere: in un' ora 60 minuti, in un giorno 24 ore..."(la mia cugina maggiore)
Sta tiritera mi è stata insopportabile, metto giù l' apparecchio, chiudo come si suol dire, il telefono in faccia, gesto a me estraneo, ma c' è sempre una prima volta: ho dovuto farlo, non le ho dato il tempo di finire..
Non per stizza, ma per dispiacere, per il bisogno forte di piangere, anche se non c' era nel messaggio l' intenzione di ferirmi.
Dopo una vita di condivisione, non ultimo il tempo che ci siamo reciprocamente donato, avrei preferito un tono diverso
"Grazià che t' à successe? Stu silenzie nin mi piace ... Ci incontriamo, così mi racconti?"

Ci siamo dentro come i pesci nel mare, ma come è arduo definirlo sto benedetto tempo...

Ci hanno provato filosofi di tutti i tempi e gli scienziati: Platone, Aristotele, Sant' Agostino, Kant, Bergson, Galileo, Newton e finalmente ... il Principe della relatività:

"Tutto è relativo. Prendi un ultracentenario che rompe uno specchio: sarà ben lieto di sapere che ha ancora sette anni di disgrazia" (Einstein)

Che bella frase lapidaria ... avrebbe commentato da sola "La persistenza della memoria" di Salvador Dalì, sostituendo egregiamente i miei spezzoni onirici...

E intanto, digitando digitando, guardo il mio orologio a pendolo dalla forma di donna angelica col cuore in mano; il suo desaigner non si sarà posto tanti interrogativi, ma l' idea di umanizzare anche l' orologio meccanico a me è particolarmente piaciuta...

Nei commenti un augurio sincero per noi tutti, senza voler essere uno stucchevole luogo comune.

mercoledì 21 maggio 2008

Jovanotti - La Gente Della Notte

giovedì 15 maggio 2008

Il cielo2



Si può non essere zerofolli ... il testo musicale veicolato da questo video, è semplicemente un' altra interpretazione del cielo...Avrei voluto farne un commento piuttosto che un nuovo post, ma il codice non mi risponde ...

giovedì 1 maggio 2008

Il Primo Maggio e ...
















... le "Virtù teramane"(ma non solo)


Per il mondo rurale abruzzese, il mese di aprile decretava la fine effettiva dell' inverno e il Primo Maggio l' apertura della bella stagione; non da un punto di vista astronomico, ma da un punto di vista più pragmatico, riferito alle risorse alimentari.
La fine di aprile era preposta alla pulizia delle dispense, in tutti i sensi. I residui della stagione invernale (legumi e cereali), lungi dall' essere spazzati, venivano sapientemente cucinati separatamente, rispettando i tempi di cottura di ciascuno e poi sapientemente mescolati alle primizie della bella stagione, in un tripudio di sapori, per essere consumati il Primo Maggio. -

I miei ricordi di bambina, vanno agli scambi che le massaie si facevano per rendere il più possibile variegato quel piatto, anche nei vari formati di pasta comprata. Il risultato era una squisitezza, non un pappone amorfo!

Il teramano ha coltivato questa tradizione nei passaggi generazionali ed oggi la consumazione è un rito che rafforza i vincoli parentali ed amicali ancorché occasione di allegra convivialità. Le varietà sono molteplici, ma il denominatore comune è il sette
Sette sono i tipi di legumi, sette le verdure, sette le erbe aromatiche, sette i tipi di carne, sette i formati di pasta ...Tutto secondo i propri tempi di cottura, senza mai assemblarli se non dopo la preparazione. Sette è un numero fortemente simbolico: sette i cieli dell' antichità, sette i vizi capitali, sette i colori dell' iride ...

Perché mai le virtu?
Io darei una duplice spiegazione: La virtù dell' amorevole pazienza di chi cucina e la virtù del duro lavoro dei campi da cui la maggior parte degli ingredienti proviene.

E per coloro che non si sentissero ancorati al filone della tradizione contadina?
C' è un menu alternativo e comodo che favorisce la vita all' aperto, tutti uniti, magari in spiaggia, per i pescaresi, considerata la bella giornata che si profila.

Buon Primo Maggio!

martedì 22 aprile 2008

Earth Day

ovvero, giornata della Terra.



Una giornata per meditare sul nostro essere cittadini del Pianeta Terra ... la Madre Terra; affinché il comportamento quotidiano di tutti e di ciascuno, per tutti gli altri 364 giorni, manifesti un utilizzo consapevole delle risorse, a vantaggio della salute planetaria e collettiva.

http://www.howgreenareyou.it/
(non agiornato, ma ugualmente carino)

mercoledì 16 aprile 2008

giorgio gaber - c'è un' aria

Scusate ... forse annoio ...

Dagli schermi di casa un signore raffinato
e una rossa decisa con il gomito appoggiato
ti danno il buongiorno sorridendo e commentando
con interviste e filmati ti raccontano a turno
a che punto sta il mondo.

E su tutti i canali arriva la notizia
un attentato, uno stupro e se va bene una disgrazia
che diventa un mistero di dimensioni colossali
quando passa dal video a quei bordelli di pensiero
che chiamano giornali.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria...

Ed ogni avvenimento di fatto si traduce
in tanti "sembrerebbe", "si vocifera", "si dice"
con titoli ad effetto che coinvolgono la gente
in un gioco al rialzo che riesce a dire tutto
senza dire niente.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca
l’aria,
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria.

Lasciateci aprire le finestre,
lasciateci alle cose veramente nostre
e fateci pregustare l’insolita letizia
di stare per almeno dieci anni senza una notizia.

In questo grosso mercato di opinioni concorrenti
puoi pescarti un’idea tra le tante stravaganti
e poi ci sono le ricerche, tanti pensieri alternativi
che ti saltano addosso come le marche
dei preservativi.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria...

E c’è un gusto morboso del mestiere d’informare,
uno sfoggio di pensieri senza mai l’ombra di un dolore
e le miserie umane raccontate come film gialli
sono tragedie oscene che soddisfano la fame
di questi avidi sciacalli.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria
che manca l’aria.
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria
che manca l’aria.

Lasciate almeno l’ignoranza
che è molto meglio della vostra idea di conoscenza
che quasi fatalmente chi ama troppo l’informazione
oltre a non sapere niente è anche più coglione.

Inviati speciali testimoniano gli eventi
con audaci primi piani, inquadrature emozionanti
di persone disperate che stanno per impazzire,
di bambini denutriti così ben fotografati
messi in posa per morire.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria...

Sarà una coincidenza oppure opportunismo
intervenire se conviene forse una regola del giornalismo
e quando hanno scoperto i politici corrotti
che gran polverone, lo sapevate da sempre
ma siete stati belli zitti.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca
l’aria,
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria.

Lasciateci il gusto dell’assenza,
lasciatemi da solo con la mia esistenza
che se mi raccontate la mia vita di ogni giorno
finisce che non credo neanche a ciò che ho intorno.

Ma la televisione che ti culla dolcemente
presa a piccole dosi direi che è come un tranquillante
la si dovrebbe trattare in tutte le famiglie
con lo stesso rispetto che è giusto avere
per una lavastoviglie.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria...

E guardando i giornali con un minimo di ironia
li dovremmo sfogliare come romanzi di fantasia
che poi il giorno dopo e anche il giorno stesso
vanno molto bene per accendere il fuoco
o per andare al cesso.

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria...
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria...
C’è un’aria, un’aria, ma un’aria
che manca, che manca, che manca
l’aria.

venerdì 11 aprile 2008

destra sinistra

venerdì 29 febbraio 2008

Epursimuove, semplicemente ...












... Buon Compleanno!!!

sabato 16 febbraio 2008

Orfeo ed Euridice

Ho sempre detto di non amare le feste convenzionali; quelle del 14 febbraio e dell' 8 marzo in particolare, le farei passare decisamente sotto silenzio.
Comunque una riflessione sull' amore, o meglio su un amore mitologico che mi ha sempre commosso da quando ne sono venuta a conoscenza, vorrei condividerla.
E quale amore ...
Orfeo musico e poeta, scende negli regno degli inferi, deciso a riportare in vita l' amata Euridice.
La sua poesia e il suo canto sono all' ennesima potenza: riesce a commuovere le Erinni, a convincere Caronte, a placare i perfidi avvoltoi, a sedare le ire dei dannati che lo ghermivano.

Eccolo finalmente al cospetto dei sovrani infernali: Plutone e Proserpina ai quali pietosamente porge la sua estrema richiesta. Il re lo dissuade dalla sua drammatica impresa con parole dure, ma oneste:
- Di qui nessuno può tornare nel mondo dei vivi.

Proserpina sembra la più buona e la più umana, l' unica che si muove a compassione:
- Lei ti seguirà mentre tu continuerai a cantare e a suonare la tua lira, badando di non voltarti, altrimenti la perderai per sempre.
Ma Orfeo, proprio alla soglia della luce, si volta e perde nuovamente e per sempre la sua Euridice.

Fu debolezza la sua? Certo che no.
Fu pura humànitas e ben lo sapeva la perfida Proserpina; sapeva che le condizioni da lei imposte sarebbero state umanamente impossibili.
Poetare e cantare sono atti creativi e profondi: dove avrebbe trovato l' ispirazione il disperato, tenero e coraggioso Orfeo se non nell' amata Euridice? Se non si fosse voltato, non avrebbe più cantato ...

La mia riflessione prende spunto dalle considerazioni di F. Blezza nella sua ben più complessa analisi in chiave attuale del mito di Orfeo.


domenica 3 febbraio 2008

San Biagio, ovvero "le panicelle di Taranta Peligna"

Oggi festa di San Biagio, noto come protettore della gola.

A Taranta Peligna(CH) la tradizione lo indica protettore dei lanaioli. Il Santo, infatti, prima di essere decapitato fu martirizzato con i pettini di ferro, usati per pulire la lana appena tosata.
La preparazione delle panicelle è lunga e laboriosa:

La pasta viene messa a lievitare il 30 gennaio dentro grandi madie di legno. Nel pomeriggio del 1° febbraio, al suono delle campane viene lavorata lungamente dagli uomini; poi viene fatta a pezzi dalle donne. Nuovamente messa a riposare, dopo un' ulteriore manipolazione, vengono finalmente confezionate le panicelle..

Tocca alle ragazze portarle al forno per la cottura, in corteo, tra due ali di folla. Benedette durante le cerimonie liturgiche del 3 febbraio, vengono distribuite ai fedeli.


Vi incollo i ricordi che una collega di Taranta Peligna (che vive nel Veneto) ha voluto condividere con me:
"La panicella ha la forma di una mano aperta benedicente, le dita vengono timbrate con il simbolo della confraternita dei lanieri.
Tutta la festa di San Biagio è legata alla tradizione della lavorazione della lana ed è molto antica, risale al XVI secolo.
Il Santo è il protettore della classe dei lanieri che aveva fatto erigere la chiesa al centro del paese.

Di questa oggi restano solo le mura, la porta di legno intagliata con le storie del Santo e un pezzo di campanile.

La forma della panicella comunque richiama anche uno strumento che usavano gli scardalana per scardare la lana: lo scardasso.

"Della festa di San Biagio io continuo ad avere lontani ricordi.
Nel mese di febbraio non sono più tornata a Taranta, ma so che le panicelle continuano ad essere fatte ogni anno, mia madre ne conserva sempre per i suoi nipoti.

E' vero, nel mio paese da sempre si è lavorato la lana. Oltre alle coperte decorate con motivi floreali, erano un tempo famose le "paccotte".

Hai presente le coperte grigie che utilizzano i militari? Ecco, quelle sono le "paccotte", sono di pura lana, un po' grezze. Nel lanificio del mio paese inizialmente si produceva quel tipo di coperte, anche colorate di rosso, oppure grezze di panno, a quadri. Erano coperte molto calde.

Il tempo della mia infanzia è sempre stato scandito dal suono delle sirene dei due lanifici. Oggi è proprio quel suono una delle tante cose che mi mancano nella vita del mio paese!

Devi pensare che nei due lanifici si partiva dai fiocchi di lana grezza delle pecore e si arrivava fino alla produzione delle coperte e dei tessuti di lana. Quando ero piccola ci entravo spesso. Mi ricordo nei dettagli i rumori dei telai, il vapore nella zona della tintoria, la cardatura della lana, tutti quei fili che si srotolavano e poi il grande magazzino dove arrivavano le coperte in deposito.

Tutte le mattine queste venivano caricate e portate nelle case perchè il lavoro delle frange da annodare era tutto artigianale e veniva fatto dalle casalinghe. Un modo come l'altro per riuscire ad arrotondare con pochi spiccioli le entrate familiari e contemporaneamente badare ai figli che erano sempre numerosi! ;)

Quando sono arrivate le fibre sintetiche è cominciato il calo diella produzione, le leggi del mercato sono terribili! I proprietari hanno fatto altre scelte, hanno cominciato a trasferire a Pescara gran parte della loro attività, alcuni si sono dati al commercio... e alla fine un lanificio è stato chiuso e un altro lavora ancora con telai più moderni e credo con due tre operai. I filati arrivano direttamente da Prato.

Sono bastati pochi anni per cancellare un'attività che affonda le radici in un passato molto molto lontano e che pare sia nata perchè nel greto del fiume (l'Aventino) si trovava un tipo di argilla molto capace di imbiancare e purgare la lana. (a proposito di rapporto dell'uomo col fiume)"

chiedo scusa della lungaggine, i post devono essere brevi...ma ogni lettore ha tutto il diritto di non leggere...conoscere il nostro meraviglioso Abruzzo è un diritto/dovere oltre che un piacere ... almeno per me ...

domenica 27 gennaio 2008

Giorno della Memoria













Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando a casa
Il cibo caldo e i visi amici;
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì e per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza più forza per ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d' inverno
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi.
O vi si sfaccia la casa
La malattia vi impedisca
I vostri nati torcano il viso da voi.
Primo Levi

Preludio al libro omonimo. Con questi versi presi in prestito, intendo difendere il senso della Storia contro ogni forma di negazionismo o revisionismo. Altro non aggiungo, se non silenzio e viscerale vergogna.

sabato 12 gennaio 2008

Le farchie di Fara Filiorum Petri

Le farchie sono fasci di canne pazientemente raccolte, saldamente serrate e trasportate (un tempo trascinate) dalle varie contrade fino al piazzale antistante la chiesa di S. Antonio Abate.

Quando e perché questa festa:

Ogni anno, alla vigilia della festa del Santo, a Fara Filiorum Petri, si celebra la festa delle farchie.
All' imbrunire si dà fuoco alle farchie che bruceranno fino al mattino.
Con questo rito si rievoca un episodio del 1799, quando le truppe francesi, giunte nei pressi del paese, furono fermate dal fuoco dei boschi pieni di neve, che miracolasamente s' incendiarono per l' intercessione del Santo.

Fara Filiorum Petri

Fara Filiorum Petri sorse n Provincia di Chieti, sulle estreme pendici della Maiella, in una zona collinare dei calanchi, sulla sponda sinistra del fiume Foro.
Sembra che il nome, di palese origine longobarda, gli sia stato dato da un tale Pietro, progenitore di una numerosa famiglia e fedele castaldo nell' amministrare i beni dei Longobardi, i quali lo ripagarono regalandogli le terre che che aveva così oculatamente curato.
Di qui il nome Fara (nucleo) dei figli di Pietro.

P.S. Un' immagine dell' edizione 2005, gentilmente concessami insieme alle altre due, dal prof. Ivano Placido, promotore della rivista "Il Segnaposto". Un' esperienza che non dimentico: mi ritrovai ai piedi di una farchia a godermi lo spettacolo in una full immersion indescrivibile quanto inattesa.
Mi commuovo ancora al ricordo...
A Dio piacendo quest' anno andrò a Fara direttamente da scuola; l' allestimento della scena e gli ultimi preparativi, i canti, i falò per le strade, sono uno spettacolo nello spettacolo, assolutamente da non perdere! Il bello sta nella coralità totale: tutti coinvolti attivamente, grandi piccini e anziani. E poi quella chiesa posta in continuità con la piazza e il cimitero, mi dà un senso di continuità di vita, anche temporale oltre che spaziale ...

foto1

foto2

domenica 6 gennaio 2008

Maria Catena, ovvero, la maldicenza..

Ammiro Carmen Consoli per la sua voce, i suoi vocalizzi, la sua chitarra, i suoi testi ...
Avevo in mente una riflessione sulla maldicenza da fare sul blog personale; questo video ho voluto comunque condividerlo..

Buona Epifania, con l' augurio di un sereno ritorno alla quotidianità a chi fosse ancora come me nel "girone" delle vacanze natalizie...

martedì 1 gennaio 2008

Buon 2008!




Un semplicissimo augurio per tutti:
2008, già, un Nuovo Anno...

... che non si aggiunga semplicemente alla nostra vita,
ma che aggiunga vita ai nostri anni :*


martedì 25 dicembre 2007

Buon Natale!


I miei auguri per tutti ... vi accompagno :-)

venerdì 21 dicembre 2007

21 dicembre - solstizio d' inverno

Oggi sarebbe stata una grande festività in tempi pagani.
Grandi falò venivano accesi in onore del ritorno della luce; e intorno ad essi numerosi e vari riti venivano eesercitati.
Il cristianesimo si appropriò di questa usanza associandola alla Natività di Nostro Signore, Luce del mondo per eccellenza.
Non solo: anche la data 25 dicembre, si avvicina molto al giorno solstiziale.

Molto suggestivi sono i falò in onore dell' Immacolata che sopravvivono ad Atri.
Il falò, a Natale, ben presto entrò nelle case sottoforma di ceppo che bruciava durante la vigilia fino a Natale; così ricorda anche il nostro Carlo nella descrizione della sua cena natalizia, per riscaldare il Bambinello. In talune regioni il ceppo deve durare fino al Capodanno, in talaltre fino all' Epifania.

Nelle zone interne dell' Abruzzo, nella notte della Vigilia, ancora oggi si usa bruciare un tronco di ulivo benedetto fino ai primi giorni di gennaio; le ceneri vengono raccolte e sparse per i campi per propiziare un buon raccolto.

Oggi che i grossi camini sono prerogativa delle antiche case di campagna, il ciocco di legno è diventato specialità dolciaria finendo sulle tavole: il tronco d' albero natalizio , ovvero pan di Spagna arrotolato ricoperto di cioccolato e farcito di crema.

martedì 18 dicembre 2007

Gli auguri degli amici



Vi propongo la lettura di una delle mie pagine del Natale 2007: l' elaborazione augurale è stata adattata al contesto.

Seguitemi...

mercoledì 12 dicembre 2007

La ricette de li calgiunitte















Ninn'è de Natale la feste
se de li calciunitte
ne nnì pripire na bbella ceste.
Attacchete attorne a li fianche
na parnanza bianche,
pije la farine
ben dusate nghe lu misurine,
aggiustele nghi li mane
come se fusse na funtane,
mittece dentre d' oije nu bicchijre
e altrittante di nu vinelle liggire.
Ammischie tutte piane piane
fine a che manche
nu tucculette ci-armane.
Quande l' impaste è pronte,
facce na palla rotonde
e supre a lu spianatoije
allarghe la sfoije.
Passe e 'rpasse
lu stinnemasse
ma nge nu tocche dilicate
pe' n' arduce la paste tutte sframicate.
Se accorte si state
na lune s' ha furmate,
fine, liggire e trasparente
come nu vele d' argente.
Dentre a lu stipe, se ci l' artruve,
pije la sclucchijate d' uve
che t' ha rgalate zia Donate
quande si state ammalate.
Aijungece, se ti ci piace,
mandele, noce e ciucculate,
tutte ben tritate,
daje na bbona vucicate
e na liccatelle nge lu dite
p' assaggià se dolce à scite.
Dapù, nghe lu cucchiarine,
affilile a mucchijtte
pe furmà li calciunitte.
Calme calme apijghe la sfoije
si nin vu cumbinà nu 'mbroije
e taijele une une
nghe lu carruculucce
che j gire tonne tonne
e fa nu mirlittucce.
Dentre a la firsore,
mezz' a l' oije de live
falle sfrije,
sculele e asciughele,
jttece sopre na spulveratelle
de zucchere e cannelle
cuscì, come se fusse
na polvere di stelle,
e, leste leste
accumidile dentre a la ceste.
Pe' fa 'rscì bbone sta ricette
nin ti scurdà
ca atre cosi ci-a da mette,
certe 'ngrediente
che nin si comprene
e nin costene niente:
nu cuniccelle de fantasije,
na vrangatelle di puesije
na cantate mentre li frije
e tant' amore pe' la famije!

Tratto da "Na vulije" di Mara Seccia, Edizioni NoUbs

...e.... puntualmente, arrivata agli ultimi versi mi commuovo...

Ringrazio anche in questa sede, Bianca C. che pensò di deliziare un mio compleanno con questa, a dir poco, splendida raccolta di poesie in lingua dialettale, facendomi conoscere di persona Mara Seccia, nostra collega.

La consiglio anche a voi!!! Vi delizierete con "Li zambe di galline", "Lu tilifunine", "Dottò, vu li sapete!", "La holbe e l' uve" e tantissime altri quadretti...

martedì 4 dicembre 2007

Il Calendario dell' Avvento

Nel link potete sfogliare il mio calendario dell' avvento online 2007, pensato per gli alunni della mia scuola, ma esteso a tutti i bambini.

Il calendario dell' Avvento è un modo di calendarizzare, spazializzando nelle modalità più varie, i primi 24 giorni di dicembre che precedono il Natale.

Le origini sono da attribuirsi ai popoli protestanti: nelle famiglie c' era l' abitudine di appendere 24 disegni e di toglierne uno al giorno. Oppure si affiggeva alla parete un enorme disegno, diviso in 24 riquadri e i bambini erano incaricati di colorarne uno al giorno; altra usanza era quella di suddividere una grande candela in 24 tacche e di farne consumare una al dì, magari nel momento della giornata in cui la famiglia era riunita intorno al desco.

Sembra che la stampa del primo calendario dell' avvento avvenne in occasione del Natale 1905 in Amburgo. Da allora l' usanza si diffuse a macchia d' olio in tutti i paesi tedeschi ed oggi direi in tutto il mondo per la gioia di grandi e piccini.