venerdì 7 settembre 2007

Vite sincere...vite d'altri tempi!!

Da tempo noto che alcuni lavori "scomodi" sebben ben remunerati siano snobbati dalla quasi totalita delle persone; basta guardarsi attorno per notare come in alcuni settori primari della nostra economia alcuni lavori sono in larga parte occupati quasi solo da immigrati e questo vale per l'industria, come per l'agricoltura o la pesca, l'edillizia o tanti altri settori dove si deve faticare per guadagnare la pagnotta. Non voglio addentrarmi in considerazioni o riflessioni che meritano una conoscenza profonda della nostra società, della nostra economia e/o della nostra storia recente, ma in ogni modo un paese che non vuol più fare sacrifici o rinuncie, anche se ha ben poco da scialacquare è un paese che può solo volare basso, anzi credo che più che altro scavi dei solchi.
Da dove nasca questo cambiamento recente è difficile da individuare, posso dire che proiettando sulla mia vita certe riflessioni, ricordo come da ragazzino mia nonna diceva sempre "cussù falle studìa te' la coccie pi fa lu signore" ( questo fallo studiare ha la testa per fare il signore) e questa parola "lu signore" è stata per molto tempo identificata in colui che lavora senza sporcarsi. Una cosa forviante, almeno nella tanto criticata America, puoi anche uscire "asettico" dal lavoro ma se il tuo conto in banca è magro non conti nulla. Qui nel nostro paese un usciere si da le arie da premio nobel. Ricordo benissimo l'espressione di mio Padre quando gli comunicai che ero passato agli uffici del porto (lo diceva a tutti con orgoglio), ma per fortuna almeno Lui sarebbe stato altrettando orgoglioso se avessi contuinato la tradizione di famiglia (il pescatore) e ricordo mi ripeteva sempre: " se vuoi fare il mio mestiere fallo come si deve altrimenti fanne un'altro che per me va bene lo stesso, l'importante è che lo fai come si deve".

Sagge parole figlie di una cultura antica fatta di fatica, sudore ma anche di sincerita, onesta e lealtà dove un lavoro, qualunque esso fosse, se ben fatto ti dava dignità, rispetto, orgoglio e quindi gratificazione.... una cultura laboriosa smarrita o svenduta se non regalata a chi ogni giorno ci inganna per trarne profitto.
Mio padre parlava poco con me, di tempo ne aveva poco, poichè quando non era per mare spesso era davvero stanco, ma la sua esistenza ai miei occhi parlava per Lui, perchè tra il Suo dire ed il Suo fare non ci metteva il mare, non ne è capace.
Oggi molti genitori dicono ancora buone parole, buoni propositi, ma tra il loro dire ed il loro fare si aprono sterminati oceani, e loro vite agli occhi di un bambino sono spesso film muti senza sottotitoli....

... E quasi mezzanotte mi fermo qui anche se le cose da dire sarebbero ancora tante.

5 commenti:

Carlo lo spoltorese ha detto...

Caro "Epursimuove"
Prima di commentare questo post ci ho riflettuto non poco. Ho legato il lavoro che molti non vogliono svolgere alle parole di tuo ed anche mio padre. Credo che le osservazioni da te sollevate siano alla base del malumore della ns. società!!! Non tanto il fatto del lavoro ma quanto la comunicazione genitori figli. Purtroppo non dico che non c'è comunicazione ma..... la frequenza di trasmissione è diversa, si riceve e si trasmette in maniera distorta, criptata ed il più delle volte incomprensibile.
Già!!!! anche lo sguardo noto talvolta che non trasmette più!!! I tempi sono senza dubbio cambiati, la comunicazione è senza dubbio cambiata, sicuramente dobbiamo cambiare anche noi e cercare di trasmettere ai nostri figli in maniera chiara e soprattutto nella loro frequenza!!!!! In uno dei miei prossimi post racconterò un episodio "di comunicazione padre figlia" che a me ha dato molto da pensare !!!!!

epursimuove ha detto...

Mio padre è del 1928, Lui ed io per molti aspetti della vita quotidiania siamo lontanissimi.
Negli ultimi tempi quando entrambi abbiamo un po' di tempo libero (Lui lavora ancora parecchio come retiere) ed ho un problema chiedo spesso suoi pareri, magari senza farmene accorgere e ci rifletto sopra.
Lui vede le cose direttamente senza troppe "contaminazioni", bianco o nero, e quando c'è da fare una scelta è decisamente rapido e poi va avanti come un treno senza mai rivendicare diritti se prima non ha fatto fino in fondo cio che poteva, figlio di una cultura lontana da cio che mi circonda anche se è mio padre.

Anonimo ha detto...

Il rapporto tra un padre ed un figlio non può essere sottovalutato.Francesco ha detto delle cose bellissime riguardo a suo padre,....la sua esistenza ai miei occhi parlava per lui....A volte non ci rendiamo conto che i nostri figli ci osservano ovunque,sempre e riescono a percepire i nostri sentimenti ,gli stati d'animo.Sono stato a casa di mio padre,in campagna,per un paio di giorni,ebbene una mattina verso le 5 mi ha svegliato senza infastidire mia moglie e miei figli.Mi ha preso e siamo scesi giù,il caffè era pronto e siamo usciti fuori a sederci.Si intravvedeva il sole sorgere e lui rimaneva in silenzio vicino a me.Ad un tratto mi guardò e disse" a volte non servono le parole,ma due sguardi che si incontrano fanno parlare i prorpi cuori...il tuo cuore nel mio cuore!".
Saluti da Marco il romanista!

fraNcesco ha detto...

Non ho commentato in precedenza questo post poiché avevo troppo da dire e nessuna parola da poter scrivere. Ora leggendo il commento di Marco, non posso evitare di ricordare le stesse sensazioni che provai e che provo ancora pensandoci. Sinceramente è emozionante trovare un pensiero così "delicato" da un giallorosso che conosco bene, grazie Marco.

Marco il romanista ha detto...

Franci, non devi ringraziarmi,hai scritto veramente delle cose che riescono per un attimo a fermare il tempo e lasciar parlare i tuoi ricordi e sentimenti!
Quindi,anche se mi trovo in Polonia,ho ritenuto far partire il ponte virtuale dell'amicizia fino a Pescara per poter condividere le tue riflessioni.
Prepara gli arrosticini che sto tornando!

Dovresti scrivere qualcosa sulla tradizione celtica e del tuo viaggio(forse anche il mio) che hai in mente.
Magari si aggrega qualcun'altro.
Marco il romanista!