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lunedì 15 ottobre 2007

Furlo

Salve ... mi chiamo Furlo.
La mia storia ha dell' incredibile e il mio nome lo testimonia. Fui trovato morente nelle gole del Furlo e consegnato al Corpo Forestale dello stato. Qui sono stato curato e, dopo un periodo di convalescenza, sono stato inserito all' Area Faunistica del Lupo Appenninico di Pretoro.
Praticamente vivo in un recinto di 300 mq circa, affidato in gestione al Grande Faggio, Centro di Educazione ed Esperienza ambientale. Non sono solo, ma vivo con altri due esemplari: Luisa e Michela.

Entrambe mi hanno fatto da mamma.

Io sono il più schivo e diffidente del gruppo: mi lascio scorgere solo da lontano, anche se coloro che vengono a farci visita, sono sinceri appassionati della natura.

In questa generosa Regione, definita giustamente "Regione dei Parchi", purtroppo è presente qualcuno che riesce a salire alla ribalta della cronaca per atti inqualificabili.
Eh sì ... l' eterno conflitto tra me e l' uomo non si è spento del tutto.

Mi sento in leggero imbarazzo ad ammaestrare l' homo sapiens sapiens, ma ahimé, due parole in difesa della mia specie le devo spendere: non sono "cattivo", sono semplicemente un predatore, con un normale istinto di sopravvivenza, per cui il nutrimento è per me un bisogno primario. Qualche mio simile, in virtù di questo,in tempi di magra è sceso a valle sgozzando qualche pecorella, ma ... è legge di natura, sapete, non c' è un' azione premeditata; gli specialisti in questo genere non appartengono alla mia specie... non confondiamo ...

Voi benpensanti piuttosto, invece di tendermi vili agguati, elaborate qualche strategia affinché io non danneggi il vostro bestiame: ho sentito che sono disponibli recinti elettrificati per proteggere le greggi; so che il Parco della Majella li fornisce agli allevatori locali.
Allora?!?! Che aspettate? Usateli, miei cari allevatori! Che dire poi dell' indennizzo economico per le eventuali perdite?! Anche questo vi spetta.
E tutto questo grazie a chi ha capito che una sana convivenza con me comporta un ecosistema montano più sano ...

Mi fermo qui; il lupo "cattivo" ha osato dare ammaestramenti all' homo sapien sapiens; ritorno nel mio recinto e, quando e se vorrete, potremo incontrarci per continuare a comunicare ...

Diario di un Pescatore...

Ottobre, le giornate ormai sono sempre più brevi, al mattino quando mi sveglio comincio ad avere un freddo e sento la necessità di dover lasciare questo bel posticino, sulle rive di un torrente montano, che per buona sorte è miracolosamente ancora in buona salute, forse anche perchè è un po' fuorimano e da queste parti in molti sono andati via in terre lontane.
Io però ci sto proprio bene, il cibo è buono, l'aria è salubre e, quando arrivano i bamboccioni dalle città, so che è meglio stare per qualche ora alla larga e così faccio.
Ora però so che devo partire, l'inverno è vicino e devo raggiungere la costa e cercare un posto vivibile dove trascorrere quattro mesi nel tepore dei lidi marini.

Si ma dove andare, la costa è ormai irriconoscibile; mio nonno mi raccontava che ai suoi tempi le spiaggie dell'adriatico erano ancora selvaggie con tante dune e tamerici, orlate da pinete e leccete. Poi vi erano le foci di fiumi e torrenti ricchissimi di vegetazione con un acqua così pulita che la potevi persino bere, e per quelli come noi era un paradiso.
Ora però c'è solo una sterminata arida colata di cemento, i fiumi sono una fogna buona solo per i ratti, e le spiagge sono si pulite ma praticamente morte.

L'anno scorso però sono capitato per sbaglio in un porto un po' strano, ordinato e silenzioso , tranne un giorno alla settimana quando chissa perchè si riempiva di imbranati o di amanti del mare, e comunque le acque di questo porto tutto sommato erano abbastanza pulite e ricche di pesce, perche mi hanno spiegato che dentro questo porto non si può pescare e se ti beccano ad inquinare ti fanno un bel verbale.
Io però con discrezione e buon senso pescavo e devo dire le pescate erano abbastanza buone. Devo ammettere che li mi sono trovato bene, soprattutto se ripenso a quando invece mi fermai presso la foce di un fiume pieno di veleni, ratti famelici e dove se miracolosamente beccavo un pesce era praticamente immangiabile.
Si si credo proprio che tornerò lì, anche perchè a pensarci bene ero in buona compagnia sai, si era sparsa la voce tra quelli come noi che in quel porto si stava bene.

Scusate se non mi sono ancora presentato, io sono Martin e di mestiere faccio il pescatore, e spero di poter insegnare il mio mestiere ai miei figli. Negli ultimi anni, quando arriva l'inverno, per quelli come me è davvero dura trovare un posto sul mare dove sopravvivere.
Cosa gli sarà mai capitato al mare in questi anni per ridursi in questo stato; accidenti, se mio nonno fosse vivo e vedesse dove ci tocca sopravvivere, gli prenderebbe un colpo, o forse mi direbbe: cosa fai qui martin, nel tuo corpo scorre il sangue di generazioni di nobili pescatori e tu ti dimeni in questo posto orrendo? Prepara i bagagli e parti come hanno fatto per secoli i tuoi avi in cerca di un posto migliore.

Forse il nonno non avrebbe tutti i torti, ma io qui ci sono comunque affezionato e non mi va proprio di fuggire per colpe che non ho (credo). Ora poi c'è quel porto strano, non è il massimo certo, però in quei quattro mesi d'inverno non si sta poi tanto male..... si si io tiro dritto, continuo a fare il mio mestiere e spero in tempi migliori... e che il buon Dio ci assista.

mercoledì 10 ottobre 2007

Nand

Sono stanco, fra poco andrò a dormire. Sono stanco di girovagare per queste terre, ma non posso andare altrove.
Le stagioni sono cambiate e fa molto caldo praticamente tutto l’anno e non riesco a dormire bene.
Sono uno dei responsabili del turismo in queste zone, insieme ad altri facciamo di tutto per far conoscere queste terre, ma il turismo non interessa più a nessuno. Alcune volte penso di andare a dormire e non svegliarmi più.
Ne siamo rimasti in pochi e non possiamo fare niente per cambiare qualcosa. Stanno bruciando le nostre terre.
Ultimamente ho incontrato un mio collega che si ostinava a dare confidenza agli estranei, gli dissi mille volte di restare isolato come me. Ora ho sentito alcune voci che lui e la sua famiglia non ci sono più da questi parti.
Forse è ora di andare a dormire, il tempo sembra arrivato e le prime nevicate sembrano alle porte. Io Nand ho trovato una tana sperduta sulle montagne che gli estranei forse non conoscono, vado a dormire triste sperando che in primavera quando mi sveglierò vedrò un Abruzzo migliore.

giovedì 27 settembre 2007

La storia di bob

Ho un grande amico, quasi un fratello. Ovunque lui vuole andare io lo precedo e viviamo insieme da anni. Quando vado in giro per la città incrocio altri miei colleghi che mi guardano con invidia anche se a volte sono io a invidiare loro, infatti quando il mio amico decide di prendere l'autobus faccio fatica a non farmi male anche se devo ammettere che le persone mi trattano bene e mi osservano con uno sguardo di ammirazione, alcune volte accade perfino che quando entriamo nel bus scoppia il silenzio, addirittura alcuni si commuovono. La mia rossa divisa, il mio distintivo crociato mi sono costati anni di allenamento, ma ora sono fiero di essere migliore di tante, forse troppe persone. Sono Bob, sono un pastore tedesco e sono gli occhi di Gino.

lunedì 3 settembre 2007

Ron

Allora si parte? dissi. Certo, sai benissimo che partirò rispose Ron serio e aggiunse: un'altra estate è finita ed è ora di partire non capisco come tu possa ancora restare, sai nonostante tutto è sempre bello viaggiare e ritornare nei posti amati anche se alcune volte ti deludono.
Spiegami meglio, replicai.
Beh sai, qui da te le cose sembrano peggiorare, certo si può ancora vivere abbastanza bene...ma in alcuni giorni mi sembrava di non poter respirare...anche la gente che prima gioiva nel vedermi ora è quasi indifferente.
Dai non fare sempre la vittima, la gente ha altro a cui pensare...
E' questo il problema, osservo la gente che esce la mattina presto e ritorna al tramonto sempre con lo stesso viso, sempre con la stessa espressione e mi incute tristezza.
Dai cambiamo discorso, tornerai il prossimo anno?
Che domande!! Sai benissimo che tornerò appena farà un pò di caldo, certo che tornerò e spero che tu mi aspetterai...ora devo andare però, non ho molto tempo sta arrivando il freddo ed ho un lungo viaggio da fare, per fortuna che non ho bagagli!!
Ok Ron, fai un buon viaggio...dissi con una lagrima amara...ma Ron la rondine era già un puntino nel cielo.

venerdì 17 agosto 2007

Quando si dice Internet ...

- Piacere, Lorenzo, saprebbe dirmi a che ora parte l’ autobus per Francavilla?

- Molto lieta, Marzia, anch’ io sono diretta a Francavilla al mare, al massimo tra 5/6 minuti dovremmo partire.

Seguono scambi di opinioni sulle stranezze del tempo, informazioni sulla propria occupazione , sugli interessi , sul tempo libero…Ecco finalmente la linea 1, stranamente semivuota per cui i neoamici trovano posto a sedere, uno a fianco all’ altro avendo così l’ opportunità di continuare il dialogo che ad un certo punto scivola su una questione:

- Senti Lorenzo, non parlarmi di luoghi virtuali, di e-learning, di multimedialità, di computer. Io detesto caldamente questa roba; posso vivere tranquillamente come se tutto ciò non fosse stato inventato. Già la vita relazionale è ridotta all’ osso con il ritmo frenetico della vitaccia che facciamo; questo ci mancava ... per isolarci ancora di più!

- Ohi ohi! Mi dispiace Marzia, ma qui non andiamo proprio d’ accordo. Dimmi pure se posso dirti le mie motivazioni, altrimenti cambiamo pure discorso…non c’ è problema … :-)

- Le ascolto per educazione le tue ragioni, ma non c’ è nulla da fare: sono troppo sicura delle mie cose. Io sto bene negli incontri in presenza; le persone devo guardarle negli occhi, devo “leggere” la postura del lcorpo, la gestualità delle mani, il tono di voce. Cosa resta di un rapporto interpersonale, di qualsivoglia natura, se prescindi da tutto questo?
E cosa c’ è di più bello dell’ approccio sensoriale con un libro, che puoi sfogliare, rileggere, sottolineare, sul quale puoi aggiungere glosse marginali; puoi leggerlo anche a letto e poggiarlo sul comodino quando ti si appanna lo sguardo: sicuramente tutto questo ti è negato dal computer!
Cosa c’ è di più voluttuoso della tua stilo che scorre, annota, mappa, sintetizza?
Al confronto che cos’ è quel foglio asettico e freddo di videoscrittura?

- Marzia, mi poni un sacco di quesiti, la risposta sarebbe lunghissima, ma, sai una cosa?
Il tuo parlare mi sta richiamando reminiscenze scolastiche … Hai un po’ di tempo?
Avrei un ancoraggio che fa per te.
Possiamo prendere un caffè presso uno stabilimento?
L’ argomento mi appassiona molto…ma non ti voglio convincere sai…
Ti voglio semplicemente dire come la penso io, nel pieno rispetto della tua opinione …

- Ok … d’ accordo…

- Dunque, negli anni gloriosi del liceo, il mio prof di filosofia si infischiava altamente del manuale, sommergendoci di fotocopie; diceva che quello, il manuale, esprimeva il punto di vista del suo autore. Noi, secondo lui, dovevamo farci le nostre idee, costruire i nostri punti di vista, leggendo direttamente il filosofo, e poi: dibattiti, conversazioni, ricercazione, ricerca-azione appunto … un grande, quell’ uomo …veramente…e dire che gli abbiamo dato del pazzo, del pirla ...

Quella volta toccò a Platone.

Si leggeva nel “Fedro” che quando Hermes inventò la scrittura, presentò il suo progetto al Faraone come un sistema straordinariamente efficace che avrebbe consentito agli uomini di rafforzare la loro memoria, per poter conservare inequivocabilmente nel tempo, tutto quello che fino ad ora erano stati costretti a tenere a mente.

Hermes si aspettava segni di entusiasmo e approvazione, ma il faraone si fece scuro in viso e disse semplicemente:

“ …la memoria è un gran dono che si dovrebbe conservare con l'esercizio continuo. Con la tua invenzione, la gente non sarà più obbligata ad allenare la memoria. Essi ricorderanno le cose non grazie ad uno sforzo interiore, ma ad una mera virtù di un mezzo esterno.”

In verità, mia cara, il faraone esprimeva una paura antica quanto il mondo: la paura del nuovo, quello che destruttura le certezze costituite, che prevede una revisione e una ristrutturazione, all' insegna dell’ incertezza.

E’ fuor di ogni ragionevole dubbio che la memoria non è stata narcotizzata dalla scrittura e tantomeno dalla stampa; sappiamo benissimo che comunque i libri non solo l’hanno allenata, ma addirittura, l’ hanno potenziata: almeno su questo sei d’ accordo, vero?

Marzia era inebetita, il velo di Maya si stava disvelando, iniziava la sua crisi cognitiva…

-Lorenzo … ma che vuoi dirmi, che io ho paura delle novità? Che mi vado ancorando alle certezze perché temo di mettermi in gioco?

- Tu lo dici … non io. Spesso lo facciamo senza rendercene conto; cerchiamo argomentazioni plausibili dietro le quali ci trinceriamo, ma così facendo, ci neghiamo delle opportunità, rinunciamo a priori ad esperienze nuove che potrebbero arricchirci, potenziarci nell’ intelligenza, nella relazionalità, nel lavoro, nell’ organizzazione.

Dài, Marzia, bevi quel caffè, anche in piena estate è buono caldo … Ti ho messa in crisi, mi dispiace, chi me lo avrebbe mai detto … stamattina ero uscito per ben altri motivi
Sia ben chiaro, non sono un santone e non ho certezze da rivelare.
Ho semplicemente eliminato dal mio stile cognitivo la contrapposizione antitetica; non penso più in termini di aut aut( o/o): esiste anche il vel (e/o), che non prevede esclusioni, ma rapporto dialettico.

E se io ci sono arrivato, lo devo proprio al prof di filosofia, e, il bello è che me ne rendo conto proprio ora, parlando con te; quindi anche tu mi sei stata di stimolo in questa metacognizione.

Ti risulta forse che l’ invenzione dell’ automobile ha eliminato la bicicletta? Non ti sembra che quest’ ultima ha continuato nel tempo il suo potenziamento tecnologico? E che l' una non esclude l' altra?

- Sì, ma ora che faccio?! Da dove inizio?! :-(

- Mannaggia ... domani riparto Marzia, sono un isolano, ma proprio in coerenza con quanto detto, considero l’ isola luogo di incontro piuttosto che luogo di separazione; ti lascio il mio indirizzo, quello civico per ora...
Se tu vorrai, ti condurrò per mano, perché grazie a quello che definisci “mondo virtuale”, posso farlo anche a distanza … Poi toccherà a te, perché, bada bene, condurre per mano significa, parlando per metafora, che ti offro mappe, bussole ed astrolabio, ma la protagonista del tuo percorso sarai tu ... intendi vero?! :-))


Chi fosse pervenuto fin qui, rinunciando eroicamente ad alcuni diritti del lettore, è informato che questo gioco di ruolo trae spunto dall' articolo di Umberto Eco Da Internet a Gutemberg.

mercoledì 27 giugno 2007

Il vecchio Young

Sono armonico.
Sono elettrico.
Sono acustico.
Mi hanno definito menestrello folk, pietra miliare del rock, malinconico cantautore country.
Qualcuno addirittura mi vede come un ispirato artista che con la sua musica esprime l'altrimenti indescrivibile dramma della malattia e della tossicodipendenza...

Ma io non faccio altro che suonare e cantare.
Io cavalco i suoni della mia chitarra e mi perdo negli assoli che non vorrei smettere mai.
La mia musica è come rotolarsi per terra per liberare l'energia in eccesso o piangere senza sapere bene perché. E' lo sfogo di un uomo che ha molte cose da dire ma sa che non ci sono modi per esprimerle.

Adesso quando suono mi viene il sorriso di chi ha finalmente capito. Ma è un sorriso amaro perché era meglio non sapere, non rendersi conto che certe cose non cambieranno mai...

Neil Young, signori, continua a suonare. Perché non sa fare altro, perché non c'è nient'altro da fare.

mercoledì 16 maggio 2007

Confessioni di una imbrogliona

Sono una truffatrice, una brava truffatrice.
Oddio, la mia colpa non è così grave: l'imbroglio oggigiorno è un sistema diffusissimo! Fateci caso: uno dei lavori più redditizi è raggirare quante più persone possibile e allo stesso tempo convincerle che stanno acquistando qualcosa che migliora le loro vite...

Qual è la mia tattica? La facilità, la comodità, la portabilità (concetti ormai in grado di scardinare le resistenze di chiunque).
Mi presento con modelli e colori sempre diversi, ma non cambio mai eccessivamente aspetto perché devo essere riconoscibile a colpo d'occhio nel posto in cui svolgo la mia missione. Questi spazi, a loro volta coloratissimi e multiformi, sono i nuovi luoghi di (fugace) ritrovo delle persone: loro attraversano veloci gli ampi corridoi illuminati e io lì cerco di brillare di luce riflessa più delle mie concorrenti affinché scelgano me e comprino la mia truffa.
Loro si portano a casa una bottiglia di plastica che reputano pratica, economica, igienica (!); credono di migliorare così la loro qualità della vita, con un contenitore che una volta finito possono accartocciare e buttare via (alcuni, i più strambi, addirittura mi gettano in cassonetti differenziati!).
Agiscono come se aprire un rubinetto e riempire una brocca sia faticoso.
Non considerano che la plastica di cui sono fatta deriva dal petrolio, di cui peraltro lamentano di essere a corto.
Come dite? Se non ho paura di smascherare la mia truffa parlando così? No, non c'è problema: le cose che sto dicendo le sanno tutti e il consumo d'acqua in bottiglia (di plastica) continua ad aumentare...

Questo argomento l'avevo in punta di dita da mesi ma ogni tentativo di post mi sembrava troppo banale.
Grazie al role playing portato da Graziana ho finalmente trovato una via.

mercoledì 9 maggio 2007

UN CLIPPER RACCONTA...un po' per gioco un po' sul serio ...



Sono il Flying Cloud e sono stimato il capolavoro del costruttore Donald McKay, realizzato presso il cantiere navale di East Boston nel 1851.

Sono raffigurato mentre veleggio al largo dell' isola di Wight, in piena tempesta...
Il pensiero di qualcuno forse sta riascoltando le note della canzone omonima dei Dik Dik, dedicata al Festival musicale del 1969 ; pensare che in quell' edizione si esibì Bob Dylan ... e che nell' edizione successiva ci fu l' ultima esibizione di Jimi Hendrix ; ... quell' Isola accolse l' ultima apparizione dei Doors con Jim Morrison prima del suo soggiorno parigino...

No no, ragazzi, niente divagazioni; non sono stato pensato per andare alla deriva; il mio scopo è puntare dritto all' obiettivo.

Sono stato progettato per navigare velocemente, anche a scapito della quantità della merce, ma non a scapito della qualità.
I nostri carichi erano poco ingombranti ma estremamente preziosi: spezie, fibre naturali ...

La nostra generazione ha raggiunto punte di massimo utilizzo sul finire del XIX secolo; poi fummo soppiantati dalle navi a vapore.

Oggi continuo a vivere nel World Wibe Web: in questa sede, almeno metaforicamente, posso continuare a navigare; il linguaggio del www infatti è quello della vita di mare.
Ecco un esempio,
ma se ne trovano a iosa sparsi per la rete...

Curiosamente sono stato ormeggiato nel blog FRASCiA per essere associato ad un Autore...
La cosa mi lusinga non poco, anche perché avverto delle anologie di fondo con l' illustre scrittore.
Prima di tutto la vela: vi pare poco condividere la mia essenza vitale?
Per lui è un' incontenibile passione che coniuga la sua memoria biologica e culturale.
Ma non è finita ... mi pare di condividere con lui anche la velocità, quella che mi ha fatto guadagnare il primato sulle altre imbarcazioni, almeno nel periodo di cui vi ho parlato.
Per il vostro, e, se posso permettermi, anche mio amico, la velocità è tempismo e amore per la libertà, in mare aperto così come nel grande mare della vita. E' quel modo di essere che lo induce a postare con entusiasmo e passione; che lo spinge ad esplorare gli anfratti meno evidenti; mi pare lo dica lui stesso:
" ... un click e mandi al diavolo censure , condizionamenti e restrizioni varie, ..."
A dire il vero questo suo costume talvolta gli costa qualche moto di sana indignazione ...
Ehm...consentitemi una debolezza: mi sentirei perfettamente a mio agio se mi considerasse un suo avatar o ... ehm ... un nickname ...

Ok :-)) ho giocato abbastanza e penso che debba fermarmi qui; rischierei di essere eccessiva e noiosa ... Posso aver detto delle enormità, correggetemi pure!
"Finalmende lu tembe de fatte liste da la presure à passate” (Finalmente il tempo di liberarti dall' impedimento è passato) ... Felice di rileggerti, Epursimuove...

P.S. Questo intervento scaturisce dai commenti a un mio precedente post.

domenica 1 aprile 2007

NOTTE STELLATA, ovvero, ASCOLTANDO VAN GOGH

" Ho composto questo quadro nel 1889, mentre ero ricoverato nell' ospedale di Saint-Rémy. Lo chiamo ospedale, in realtà era una casa di cura, meglio ancora, un manicomio.

... Mi hanno sempre definito e considerato un pazzo.
Ma se essere pieni di ardore, di passionalità, di sentimenti puri e intensi vuol dire pazzia, ebbene sì, sono fiero di definirmi tale anche oggi che le mie opere fanno bella mostra nei musei più famosi!

Vedo che la satmpa di questo dipinto è diffusissima, è persino assunto come avatar nei profili personali dei weblog. - si dice così?!? - La cosa mi lusinga non poco, spero solo di non essere diventato un luogo comune ...

Ma dimmi un po': lo avrai capito che la "Notte stellata" l' ho tatuata di tutto il mio essere ...

Dopo aver contemplato a lungo quel cielo di prima estate, ed essermi ritirato nella stanza, mi sono messo all' opera concitatamente carico di pathos.
In quel cielo e in quella terra ho letteralmente rovesciato me stesso, con immediatezza e ardore; avevo bisogno di alleggerire la tensione che prepotente e impietosa mi pulsava dentro.
Andavo alla ricerca si qualcosa che neppure io sapevo definire, qualcosa di irrgiungibile, smisuratamente più grande di me. Così ho fatto arte, quasi senza accorgermene...

Ho capito ... sei catturata da quelle inquiete e nere lingue di fuoco tese verso il cielo quasi a lambirlo ... Anche a me sono tanto cari gli alberi, soprattutto i cipressi svettanti verso l' alto, obelischi palpitanti che condividono con me il supremo anelito verso quella vetta irraggiungibile; quel cipresso è il mediatore tra cielo e terra.
E' saldo: incarnato e situato, ma si spinge lassù ... quella è la sua meta. Lui solo condivide con me questa tensione.

Ora guardala bene quella volta celeste ... No, non soffermarti sui colori che pur' io amo moltissimo; cerca di andare oltre, cerca di penetrare l' essenza che questi colori esprimono e comunicano: mi piace troppo essere compreso...

Quel cielo ha una vitalità fantastica; astri, galassie, nuvole: tutto è stupendamente vivo;tutto si muove in perfetta armonia e serena letizia, in una circolarità eterna, senza principio e senza fine: a quella realtà aspiro...
La tranquillità soporosa della terra, quella la sento indifferente, estranea, lontana, sorda, spesso ostile..."

E' una simulazione, una sorta di gioco di ruolo: entro nel personaggio e lo interpreto, senza trascurare gli elementi oggettivi di studio.

Il role playing, affiancando le metodiche tradizionali, può diventare una forma di costruzione attiva e motivante del sapere ; acquistare una valenza formativa non indifferente in una simulazione di gruppo, in cui la persona mette in gioco conoscenze ed emozioni, scoprendo e facendo scoprire parti del sé di cui molto spesso non è nemmeno consapevole.

P.S.
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