lunedì 19 gennaio 2009

GAZA CITY 3

GAZA CITY 3

Sì sì, e vero, la tregua è vera. State tranquilli! Oggi va meglio. Sembra che questo sfogo sia stato sufficiente. Basterà a calmare gli animi. Ora si può parlare. Ma sì che sapete come vanno queste cose! La rabbia furiosa, la voglia di avere la meglio, prima o poi lascia il passo alla stanchezza. Ti ritrovi ansimante davanti ad un muro e non puoi fare a meno di vedere che l'altro, anche quello al di là del filo spinato, non è che un altro te stesso. Sei sorpreso, ti sembra di essere davanti ad uno specchio. Cominci a farti permeare dai pensieri, che, proprio perché figli del cervello, asciugano quel che resta dell'inondazione. Della furia cieca.
Beh, non molti tra noi sono arrivati a questo punto, diciamo che si è affacciata la possibilità di una realtà alternativa alla disfatta completa. Prendiamo tempo, per attrezzarci, per combattere meglio, forse per cercare vie diverse. Il fatto è che quelli dall'altra parte del filo sono troppo bravi con le armi. E noi sappiamo piangere e soffrire meglio di loro.
Noi e loro. Come due bambini che litigano. Pugni calci e graffi. Fino a quando non ce la facciamo più. E corriamo piangenti dalle madri per farci coccolare. Se le madri sono vicine e si conoscono, la lotta continua. A chi ha sofferto di più. A chi ha cominciato prima.
Le madri, quelle come me. Devono saperci fare. A non prendere le difese del loro cucciolo ferito, e ad andare oltre. A togliere di mezzo i muri della discordia. Non è facile trovare delle madri così. Sotto sotto tutte difendono i loro cuccioli, la loro area di influenza, i loro sogni, le loro credenze. A volte litigano. Altre volte si alzano e tra mille scuse e sorrisi se ne tornano a casa. - Domani cambieremo panchina - pensano andandosene via. - Quel ragazzino non è stato tirato su bene - borbottano, mano nella mano al loro adorato cucciolo.
Sì sì, e vero, la tregua è vera. State tranquilli! Ma voi. Voi siete le nostre madri. Voi ci dovete aiutare a vedere oltre. Non consolateci. Non offriteci la merendina. Non prendete le nostre difese. Voi dovete saperci fare.

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