martedì 3 luglio 2007

Cuore di mamma


Ieri sera, complice il vento fresco sono stato a parlare nella piazza del paese, pardon città (con una persona molto cara al nostro Epurimuove) del modo di essere genitore.
Già genitore, il mestiere più difficile del mondo.
Come mai, mi chiedo, le nostre mamme aspettano fino a tarda notte il rientro dei loro figli?
Qual è la forza che lega una mamma al figlio?
Ma in tutto il mondo è così?
Non so darmi delle risposte, so però che la mamma Italiana è unica al mondo, è un bene? E’ un male? Ancora una volta non so darmi una risposta.
Parlando di questo argomento con amici che vivono in altre nazioni quasi quasi mi convinco che il legame troppo forte molte volte è dannoso, poi ci ripenso e……
mi domando: perché tutte le volte che ci capita qualcosa di spiacevole o piacevole la nostra esclamazione è “mamma miaaa”.
Da queste domande non ne esco, la risposta più semplice è: “devi trovare il giusto equilibrio”,e come la trovi la forza uguale e contraria che da equilibrio a quella che ti lega ad un figlio? Ho provato a parlare tempo fa con alcune mamme di emigranti, la loro tristezza è infinita, una di queste mi ha detto : senti Carlo mio figlio è in Germania ormai da 35 anni, abbiamo risolto il problema della pancia (della fame) ma adesso ho il problema della testa. Già il problema della testa, sempre con il proprio figlio, e questa signora qualche giorno fa ha lasciato il suo paesino per trasferirsi definitivamente in Germania, proprio per risolvere il problema della testa o meglio… del cuore di mamma.

3 commenti:

epursimuove ha detto...

Chi sarà mai la persona a me cara?
Sul tema noi siamo famosi per essere "mammoni" e non è certo un complimento.
Rischio di dire banalità ma personalmente una grande mamma deve si amare incondizionatamente il figlio, ma proprio per questo deve avere il coraggio di tagliare il cordone ombellicale che li lega e fargli fare le ossa anche quando è in difficoltà, sempre pronta comunque ad accoglierlo (e basta).

Graziana ha detto...

Ha già espresso chiaramente il concetto Epursimuove: mi limito a parafrasare.
Amare in modo oblativo un figlio, significa educarlo all' autonomia che è il bene più grande che una madre può donare, senza smettere mai di vegliare e di trepidare, ma soprattutto in cuor suo, senza trasmettere ansie e paure.
Bisogna “seminare” incessantemente, soprattutto con l' esempio e il dialogo quando sono ancora dipendenti e lasciare che siano loro stessi a raccogliere i frutti al momento opportuno, senza smettere di esserci, sempre, incondizionatamente. Non è affatto semplice, ma si concresce, genitori e figli, qui è il bello dell' avventura.
Mi ricordi una poesia che ho trascritto per anni sulle mie agende; è arcinota e forse un po' obsoleta, ne faccio un post, è sempre un piacere rileggerla con voi ...

Fame di fama ha detto...

L'argomento è davvero molto dibattuto e caro a tutti: sia a quelli che vivono la "missione" dell'esser genitori, sia a coloro che non lo sono ancora ma pensano a quando lo saranno...
Infatti proprio ieri sera anch'io ho partecipato ad un discorso del genere passeggiando sul lungomare pescarese.
La discussione è stata conclusa quando l'unica mamma presente ha dovuto riprendere la figlia di 10 anni beccandosi la reazione offesa della figliola... il cuore di mamma deve sopportare anche questo!